E con gli arbitrati c’è chi raddoppia la busta paga

Grazie ai contenziosi tra privati e lo Stato arrivano a incassare anche centinaia di migliaia di euro

da Milano

Per i magistrati c’è un altra fonte di introiti, che paradossalmente fa leva proprio sul cattivo funzionamento della giustizia in Italia. Siccome i processi nei tribunali hanno tempi infiniti, le controversie tra privati e amministrazioni pubbliche si risolvono in altro modo, con gli «arbitrati». E a presiedere un collegio arbitrale chi ci troviamo? Molto spesso, un magistrato amministrativo, cioè del Tar o del Consiglio di Stato. Il compenso varia in funzione del valore della controversia, ma può raggiungere cifre molto elevate. Nel 2007, come risulta dai documenti del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (una sorta di Csm delle toghe amministrative), sono stati 22 i magistrati chiamati a far parte di un collegio arbitrale. I loro compensi però non vengono riportati, ma viene indicato solo il «petitum», cioè il valore della vertenza. Nel 2006 invece il Consiglio ha raccolto gli incarichi extragiudiziari dei magistrati registrando anche alcuni compensi per gli arbitrati. Si scopre così che, per esempio, il consigliere del Tar Pancrazio Maria Savasta ha percepito 70.498,73 e che il magistrato del Tar Giulio Castriota Scanderberg ha guadagnato 48mila euro per l’incarico di presidente di collegio in una vertenza tra la Regione Calabria e un’impresa locale.
Altri 45 mila euro circa al consigliere di Stato Filippo Patroni Griffi come presidente di collegio per la risoluzione della controversia tra la Regione Campania e il Consorzio Fugist, mentre il consigliere del Tar Luigi Passanisi ha portato a casa 25mila euro grazie all’incarico arbitrale conferitogli dal presidente del Tar della Calabria, e altri 15mila il consigliere di Stato Ermanno De Francisco per la controversia insorta tra il Comune di Nettuno e una società di servizi. Va detto che l’amministrazione pubblica perde il più delle volte, e il pagamento delle spese è a carico della parte che soccombe. Non solo, una legge prevede che le spese processuali in caso di vittoria del privato siano totalmente a carico dell’ ente pubblico, mentre in caso di vittoria dell’ ente pubblico si dividano al 50%. Ma il salasso delle pubbliche amministrazioni è una manna per gli studi legali e i magistrati chiamati a comporre il collegio arbitrale. Una annosa questione che ha visto contrapposti i magistrati ordinari e quelli amministrativi e contabili. Nel 1999, con l'attuazione della legge Merloni, ai magistrati ordinari infatti non è stato più consentito assumere funzioni arbitrali nelle controversie sugli appalti pubblici. La ricca torta degli arbitrati quindi, da quasi dieci anni, è perciò appannaggio dei consiglieri di Stato e dei giudici del Tar.
Arrivare a una stima dei compensi, conoscendo solo il valore della vertenza, significa entrare in una selva di codici, leggi, commi, eccezioni varie. Anche quando si conosce il lodo, cioè la sentenza finale, «rimane arduo conoscere i compensi percepiti dagli arbitri che, generalmente, sono liquidati con separata ordinanza», scrivono gli esperti del Secit (Servizio consultivo ed ispettivo tributario del tesoro) in un’indagine sui compensi degli arbitri. Prendendo come riferimento la tabella tariffaria contenuta nel decreto ministeriale che disciplina gli arbitrati, si può arrivare solo ad una stima dei compensi minimi e massimi che i magistrati-arbitri possono aver percepito nel 2007.
Così, si può presumere che il consigliere del Tar Luigi Antonio Esposito, per presiedere il collegio arbitrale sulla controversia tra Impregilo e Regione Calabria (petitum: 3milioni di euro) abbia preso un compenso variabile da un minimo di 44mila euro a un massimo di 150mila euro. E così il consigliere di Stato Corrado Allegretta potrebbe aver percepito per l’incarico di presidente di un collegio arbitrale in Basilicata una somma compresa tra i 25mila euro e i 67mila massimi. Sempre che non intervenga quanto previsto da un allegato del decreto ministeriale, e che cioè il compenso possa essere incrementato fino al doppio «in merito alla particolare complessità delle questioni trattate».