E At&t valuta il rilancio dell’offerta

Il prezzo potrebbe essere alzato a ridosso della scadenza dell’opzione. Governo preoccupato per l’uscita di Guido Rossi

da Roma

Si sdoppiano le delegazioni di At&t e America Movil che lavorano sul caso Telecom, e che tra oggi e domani sono attese in Italia. Una prosegue a Milano i contatti tecnici con il mondo finanziario. L’altra è attesa a Roma per una serie di incontri istituzionali, con esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Nelle delegazioni d’Oltreoceano è cresciuta la consapevolezza che Mediobanca e Generali sarebbero in grado di esercitare l’opzione. E arrivare così a offrire a Marco Tronchetti Provera 2,82 euro (2,92 per chi vende, considerato il dividendo). A quel punto, gli spazi di manovra di At&t e America Movil di entrare sul mercato italiano sarebbero minimi. Così, nelle delegazioni americane sta maturando la convinzione di alzare, a pochi giorni dalla scadenza dell’opzione, il prezzo. Una mossa che, nelle intenzioni americane, potrebbe «spiazzare» la cordata italiana. E che potrebbe fare emergere il ruolo «terzo» di Mediobanca e Generali. Vale a dire, che americani e messicani si sono convinti che i rapporti tra Mediobanca-Generali e Deutsche Telekom sarebbero più stretti di quel che appare. E che la «cordata» italiana sarebbe soltanto un biglietto da visita tricolore dei tedeschi. Per «vedere» il gioco, l’idea di alzare il prezzo a ridosso della data di scadenza dell’opzione. D’altra parte, gli analisti dell’At&t hanno studi interni che indicano margini d’azione fino a 3,6 euro.
L’uscita di Guido Rossi poi preoccupa non poco il governo. Teme che il nuovo consiglio d’amministrazione della Telecom possa non rispettare gli impegni assunti dal professore. Primo fra tutti lo studio di una separazione societaria e funzionale della rete d’infrastrutture. All’indomani del «caso Rovati», Guido Rossi accettò di istituire una commissione tra esperti Telecom e dell’Autorità delle comunicazioni per studiare le modalità dello scorporo; o meglio di societarizzazione della rete. Sulla scia del modello inglese. Cioè, una società nata dalla divisionalizzazione del gestore; retta da un board indipendente; e autonoma rispetto alla società madre. Uscito Rossi come garante dell’operazione, il governo è preoccupato. «La scelta di separare la rete - ragionano dalle parti di Palazzo Chigi - non può essere affidata alla buona volontà del nuovo consiglio di amministrazione di Telecom e visto che Rossi è uscito, l’esecutivo è costretto ad accelerare il processo regolatorio». Processo regolatorio che dovrebbe essere affidato - sempre secondo le stesse fonti - «a norme allo studio del ministero delle Comunicazioni destinate a rafforzare i poteri dell’Agcom». E sul tema Gianluigi Magri, commissario dell’Authority, ricorda: «L’Agcom ha una sua terzietà autonoma da ogni pressione». Intanto alla presidenza del Consiglio nessuno si sbilancia sul veicolo legislativo destinato a contenere queste norme. Vale a dire, se sarà un decreto legge (come invoca il ministro Antonio Di Pietro) o un disegno di legge. «Il governo interverrà», assicura Sergio D’Antoni, viceministro allo Sviluppo economico. Contro l’ipotesi di un intervento legislativo si scagliano sia Stefano Saglia (An), sia Benedetto Della Vedova (Fi). Per il primo «separare la rete Telecom con un decreto sarebbe un atto di follia». Per il secondo «si tratterebbe di un esproprio ai danni della Telecom e dei suoi potenziali acquirenti».