E Avati fa ciak con un inedito Greggio

Il regista alla radio: porterò a galla degli aspetti drammatici che nemmeno lui sa di possedere

da Roma

Se l'è fatto sfuggire intervenendo alla trasmissione radiofonica Gli spostati. «Forse è stata un'imprudenza annunciarlo. Deve ancora uscire il film con Laura Morante che abbiamo appena finito di montare. Mancano tre mesi al primo ciak», taglia corto adesso Pupi Avati, pure un po' scocciato. Tuttavia al microfono di Radiodue, dopo aver tirato qualche frecciatina a Neri Marcoré, il regista bolognese ha confermato: «Farò un film con Ezio Greggio». Attore che apprezza, dal quale conta di estrarre doti drammatiche «che forse nemmeno lui sa di possedere». Ci riuscirà, di sicuro.
Comico tv sensibile al cinema (il suo curriculum sfodera una ventina di film, da Yuppies 1 e 2 a Il silenzio dei prosciutti, pure diretto da lui), Greggio cova da anni il sogno di misurarsi col cinema di Avati. Lo scorso agosto rivelò in un'intervista a Sorrisi e Canzoni: «Pupi sta scrivendo un film di cui sarò protagonista. E per la prima volta reciterò in un ruolo drammatico».
In quell'occasione, raggiunto per telefono a Davenport, Iowa, dove stava girando Il nascondiglio delle monache, il regista spiegò: «Se ne parla da tre-quattro anni, ma per ora non c'è niente di preciso: né titolo, né copione, né personaggio. È vero però che prima o poi un film insieme lo faremo. Ezio mi incuriosisce, sia come attore sia per le sue qualità umane, che ho imparato ad apprezzare nel tempo».
Invece il progetto stava prendendo corpo. Una commedia a tre, intitolata Il papà di Giovanna, coprodotta e distribuita da Medusa, nel quale Greggio si misurerà con due icone del cinema d'autore: il «morettiano» Silvio Orlando e Francesca Neri, reduce dalla toccante prova di La cena per farli conoscere.
Del resto, il 53enne comico bellunese trapiantato a Montecarlo rientra in quel gusto tipicamente avatiano per la scommessa ardita, per la rimodulazione di personaggi della risata. Proprio al Giornale il regista confessò: «Il cinema italiano è pigro nel fare i cast. I produttori si affidano solo al box-office, se un attore viene da un insuccesso non lo chiamano. Così lavorano sempre gli stessi. Il circolo si restringe e i bravi restano a spasso». Lui no, ama spiazzare, componendo ogni volta cast sorprendenti. Ha reinventato la carriera di Gianni Cavina e Carlo Delle Piane, scoperto Valeria Bruni Tedeschi e Vanessa Incontrada, cucito ruoli drammatici su Diego Abatantuono, Massimo Boldi e Neri Marcoré. Per non dire di Katia Ricciarelli, la rivelazione di La seconda notte di nozze: un ingaggio rischioso, sulle prime da tutti sconsigliato.
«Lo so, adesso c'è la moda di prendere attori comici o televisivi, magari per sdoganarli. Mah! Noi l'abbiamo fatto in tempi non sospetti, davvero non saprei cos'altro dire», si congeda Avati. Una piega d'amarezza traspare dalla sua voce. Certo colpisce la sottovalutazione toccata, sul fronte dei premi cinematografici (Nastri d'argento, Ciak d'oro, David di Donatello), a La cena per farli conoscere, un film che avrebbe meritato più attenzione. Ma si sa: i fratelli Avati (Pupi il regista, Antonio il produttore) è gente che lavora sodo, fuori dai giri intellettuali che contano, spesso vittima di persistenti pregiudizi critici.