E la Babele del Fli si allea con «chiunque ci sta»

RomaNon è chiaro se sarà un nuovo centrodestra. O un nuovo centrosinistra. Una plastilina di «sindestra» che ingloberà anche il centro. Giustizialista? Non proprio, perché sulla torre il partito-pongo fa salire anche l’indagato presidente della regione siciliana Raffaele Lombardo. Il governatore sospettato di collusione con la mafia sarà uno dei volti di questa sindestra, con Rutelli, Casini e Fini. Viene da pensare: dov’è la novità, dato che si tratta di uomini che da circa 30 anni occupano posizioni di rilievo nelle rispettive case politiche. Ma il nuovo sta proprio nella deformazione straordinaria di questa gelatina multipartitica: dove si era mai vista la destra che si allea con la sinistra, i giustizialisti con gli indagati, gli ex camerati con gli ex compagni?
Eppure non è solo un’idea di Italo Bocchino, che sulla Stampa di ieri ha sdoganato il Pd aprendo la porta a D’Alema e agli amici ex comunisti. Anche il coordinatore di Fli, il viceministro fresco di uscita dal governo, Adolfo Urso, ha confermato. Urso ieri era a Milano, dove ha annunciato che Futuro e Libertà ha scelto il capoluogo lombardo per la sua assemblea costituente, dal 14 al 16 gennaio. Stuzzicato sul corteggiamento di Bersani al Fli e sull’interesse ricambiato da Bocchino, il dimissionario viceministro non ha nascosto le trame del matrimonio combinato, prospettando «un’altra maggioranza per fare una riforma elettorale e consentire al Paese di votare realizzando un sano, maturo, bipolarismo, ci sta. In questo caso ovviamente con chiunque ci stia, con tutti coloro che vogliono voltare pagina».
«Chiunque ci sta» non è la più onorevole delle parole d’ordine. Ma la frase del giorno ieri l’ha trovata Bocchino. Alla domanda diretta: il Fli potrebbe allearsi con il Pd in caso di elezioni? Cioè: un conto è l’accozzaglia di partiti in nome della «responsabilità nazionale» per portare a casa la legge elettorale, ma se si andasse alle urne, allora, Fli in che direzione marcerebbe? Risposta: «Le condizioni determineranno gli eventi».
Una frase che può voler dire tutto e il suo contrario, quindi: niente. Chi si è infilato nel pasticcio più degli altri sembra essere stato però uno dei pasradan di Fini, Carmelo Briguglio: in un’intervista a Repubblica ha delineato un governo di transizione guidato da «una personalità di garanzia» come «Pisanu, Draghi o Mario Monti», con l’obbiettivo di fondare «la terza repubblica». Chi c’è c’è, basta affondare Berlusconi: «Dobbiamo rivolgerci a tutti quelli che non si riconoscono nel berlusconismo», con un «patto tra chi aspira a rifondare il centrodestra, come Fli, Udc, Mpa, Api, e il Pd». Il Pd? Sì, Briguglio ha detto proprio così: chi vuole rifondare il centrodestra sta con il Pd.
La linea mobile e babelica dei finiani traspare dalle prime incertezze sul voto di Milano. Le primarie del centrosinistra in vista delle elezioni amministrative si sono concluse con la vittoria del candidato di Sinistra e Libertà Giuliano Pisapia. A Milano prima che altrove si apre concretamente l’ipotesi del terzo polo, la gelatina in cui Fli sogna di amalgamarsi. Candidato numero 3 tra la berlusconiana Moratti e il vendoliano Pisapia sarebbe il già sindaco di Milano Gabriele Albertini. Urso di lui dice eloquentemente: «E stato un sindaco eccezionale. Da 10 e lode». Il futuro di Futuro e Libertà però è ancora ovattato: sulla Moratti, spiega Urso, «la nostra scelta ora è quella di supportarla». Oppure, l’opposto: «Presentare un’altra candidatura capace di salvaguardare al meglio i programmi e le aspirazioni del centrodestra per la città». Centrodestra? O centrosinistra? Le circostanze determineranno gli eventi.