E Balotelli applaude Alberto: «Sapevo che avrebbe segnato»

nostro inviato a Viareggio

Era il suo momento, dopo 120 minuti di gioco, ultimi cinque del secondo tempo supplementare della finale. Sembrava l'epilogo scritto proprio per lui: si alza imponente, mezzo busto sopra tutti, stacco imperioso, portiere trafitto, palla in rete. C'erano ventidue fotografi dentro allo stadio Dei Pini di Viareggio e tutti dietro alla porta di Pelagotti Alberto, portiere dell'Empoli. Erano tutti lì per scolpire il gol della vittoria di Supermario, titolo già fatto: il gigante trascina l'Inter alla vittoria.
Sembrava costruito tutto per lui. Sembrava.
La parabola del più debole contro il gigante ha sempre un suo fascino, ma perfino quelli che fino a quel punto avevano simpatizzato per l'Empoli si auguravano una prodezza del gigante di Brescia. È successo quando lo hanno visto triste e solo contro quattro avversari che lo circondavano senza alcun ritegno, ormai si stava andando verso sera, avevano perfino acceso i riflettori, faceva freddo e lui era stanco come un'antilope. C'era voglia di vedergli compiere una prodezza, invece il gigante ha cavato fuori dal suo giovane repertorio un sinistro asfittico e un colpo di testa a gioco fermo. L'Inter e l'Empoli stavano per darsi appuntamento per domani, stessa ora stesso programma: finale del Viareggio rimandata. Ieri è andata buca, 1-1, Inter in vantaggio con Gerbo, Empoli che la riprende con Hemmy.
A una manciata di secondi dal fischio di Dondarini, Balotelli si è perfino preso una pallonata sulla schiena e sembrava che commentasse: ci mancava solo questa.
Brutta storia chiamarsi Supermario, superare di almeno cinque dita il più alto del gruppo e sentirsi stranamente uguale a tutti gli altri, debole e senza idee, uno qualunque anche se dieci giorni prima hai steso la Juve e ti hanno intervistato perfino le tv via cavo.
Ma è il giusto dazio da pagare. Già durante la partita gli erano arrivati fischi in serie quando aveva tentato il tiro da lontano, poi all'improvviso ha cacciato una sabongia devastante all'incrocio dei pali sulla sinistra di Pelagotti: gli ha piegato i polsi e sulla respinta si è avventato Gerbo per il vantaggio. Allora poi quando tentava il tiro dalla distanza la gente stava col fiato sospeso perché il ragazzo poteva far male. Qualche numero l'ha fatto, ma poco utile al gruppo. Sembrava meglio quello che giocava dall'altra parte con la maglia dell'Empoli, un certo Caturano, un '90 che a 14 anni ha rifiutato 2 milioni di euro per quattro stagioni dal Liverpool: «Perché papà non voleva, diceva che ero troppo piccolo».
Giù nello spogliatoio la porta di Balotelli e degli altri suoi compagni era chiusa e muta. «Sono incavolati - dice un dirigente -. Troppe partite, formula da rivedere. Questa è la terza gara consecutiva che continua fino ai supplementari. I ragazzi sono neri!». Figurarsi Balotelli.
Eppure Supermario resta la Superstar: almeno una battuta, via.
Esce protetto da uno dello staff. Non parla. Poi torna, gli hanno giurato che le domande saranno solo sul suo amico Paloschi, e allora lui è tornato sui suoi passi: «Certo che siamo amici e a volte usciamo anche assieme - fa lui -. Il suo gol? Me lo aspettavo. Guardavo la partita in tv e dicevo: adesso entra e segna. Poi l'ho chiamato. Anzi prima mi ha chiamato lui, poi l'ho chiamato io. Sì, siamo proprio amici, ma siamo diversi. Come gioco intendo. Lui è una prima punta io invece… faccio altre cose. Insomma abbiamo caratteristiche differenti. Un giorno il derby di Milano saremo noi? Beh, intanto ho davanti un mucchio di gente, mi sembra sia troppo presto per pensare a queste cose. Ma sarebbe bello».
Poi uno dello staff lo fa sparire. Resta nei paraggi per altri due giorni, domani replica: potrebbe essere il suo pomeriggio, tutti i fotografi dietro la porta di Pelagotti Alberto, portiere dell’Empoli.