E le banche recuperano efficienza

da Milano

Redditività crescente ma crediti dubbi quattro volte più alti dell resto d’Europa. Pregi e difetti del capitalismo nazionale si ripercuotono sui bilanci delle banche che però recuperano in efficienza soprattutto grazie alla riduzione dei costi operativi. A prendere il polso al settore sono stati come ogni anno gli analisti di Mediobanca nell’ultima edizione di R&S.
Secondo lo studio, che passa in rassegna i primi dieci gruppi bancari quotati in Borsa (70% del sistema) e ha visto Popolare Italiana subentrare ad Antonveneta nella top ten, buone notizie emergono dal cosiddetto free capital: in pratica le risorse disponibili anche per eventuali acquisizioni. Nel 2004 i profitti netti sono cresciuti del 33,6% (7,122 miliardi) con una tendenza che ha trovato conferma nel primo trimestre di quest’anno fino a spingere la redditività del sistema al top dell’ultimo quinquennio. Record da imputare più che ai ricavi (più 0,4%) al giro di vite sui costi operativi (meno 3,7%). Abbastanza per sforbiciare il cost-income (il parametro che misura il rapporto tra costi e ricavi) dal 65,8% al 63,1%. Bene anche le perdite sui crediti (meno 16,5% a 5,116 miliardi), segno di una salute del settore proseguita a marzo di quest’anno quando il cost-income è sceso al 59% e i ricavi sono saliti del 5,9%. La palma d’oro della redditività continua a essere di Unicredit, seguita da Banca Intesa e San Paolo Imi; l’unica in rosso è Bnl, mentre i progressi maggiori sono quelli di Capitalia. Il paragone con le «cugine» Ue dimostra però che molto resta da fare sulla qualità del credito. Tra sofferenze, incagli e crediti ristrutturati, le dieci banche considerate, hanno infatti 33,02 miliardi di crediti dubbi, pari al 4,4% dei crediti con la clientela e al 41,3% del capitale netto. La media europea è, rispettivamente, all’1,1% e all’11%, cioè a un quarto di quella italiana.