E Barbareschi «recita» contro i pedofili

I bambini sono lì, nella sala congressi della Città dei Ragazzi a godersi «Aci Babà e i quaranta pedoni». Non lo sanno ancora, ma Luca Barbareschi salirà sul palco e dirà della Fondazione che ha messo in piedi da quasi un anno. Ne parlerà a bimbetti di 7-8-9 anni. Parlerà di pedofilia. «Sapete cos'è?». Il «sì» di ritorno e Luca che semplifica quanto ricucito prima. «Fondazione Luca Barbareschi. Dalla parte dei bambini». Venuta dopo l'ascensore per l'inferno, dopo l'oblio. Dopo. Dalla parte dei bambini vittime della pedofilia. «Ha richiesto tempo, le maglie dei controlli sono fitte». Obiettivi? «Prevenzione, informazione, assistenza medica e recupero dei bimbi vittime di molestie, e tutela sotto il profilo legale. Ci sostengono operativamente l'Associazione Prometeo e Caramella buona».
Una collaborazione fitta «per evitare di costruire cose che costano di più di quanto danno». Parole, e occhi ad anticiparle, che la storia inizia da Luca bambino: «Ho subito violenze da ragazzino e so quanto mi è costato uscirne. Cominci a riflettere e lo shock è scoprire che hai rimosso». Tutto da rifare. Una riga d'anni, poi su la testa, «per rompere l'omertà». Lo ha gridato, ci ha messo la faccia. «Da allora sono passati 4-5 anni e i media hanno cominciato ad occuparsene». Di recente l'incontro con il Presidente Giorgio Napolitano «che ha dato pieno sostegno alla Fondazione. È il segno che lo Stato s'impone contro l'omertà, quindi, chiunque a livello europeo non appoggia la battaglia significa che è pedofilo». Il riferimento è alla petizione di Cristiana Muscardini «mai firmata da quelli di sinistra, quando queste battaglie non hanno colore». Nessun cenno alla politica, ma «alla proposta di legge di Merloni e Bongiorno che io sosterrò». Poi l'annuncio, patrocinata dal Quirinale, della «giornata contro la pedofilia, in un Paese in cui ci sono ben due date dedicate all'orgoglio pedofilo». E la rete? «Il problema non è internet, ma i controlli e le leggi. E questo è un Paese ormai fuori legge». Focus? «Su famiglia e ruolo di genitori. E sulla scuola per imparare ad imparare». Poi il flash su «Il nostro piccolo segreto» di Duncan Fairhurst, di cui ha firmato la prefazione: la storia di un figlio che denuncia il padre: «Un po' come nel “Falò delle vanità”: giri l'angolo è scopri che c'è qualcos'altro». Ecco l'urgenza di «raccogliere fondi per concentraci sugli obiettivi. Stiamo lavorando bene su Milano, Torino, Genova, Roma; aspettiamo riscontri da Bologna e Firenze». E Genova risponde con uno spettacolo pro Fondazione in calendario il 20 maggio al Teatro della Gioventù. Per voltare l'angolo e riprendersi la vita.