E la Bbc censura il cronista: "Fazioso"

Richiamo. La tv simbolo di imparzialità bacchetta il corrispondente da Israele: "È troppo filopalestinese"

Londra La Bbc come Annozero. Anche la rete televisiva nazionale britannica, simbolo della correttezza informativa, finisce sotto accusa di faziosità. L’emblema del «politically correct», la stessa Bbc che aveva esitato prima di chiamare «terroristi» gli attentatori delle Torri Gemelle, la stessa Bbc che preferisce evitare le battute sull’Islam, deve fare i conti col suo Michele Santoro. Si chiama Jeremy Bowen, è corrispondente dal Medio Oriente, ed è stato accusato dal «Bbc Trust», l’autorità di controllo interna dell’emittente, per aver infranto le regole d’imparzialità del servizio pubblico.
Al centro del procedimento un articolo scritto da Bowen lo scorso giugno, e pubblicato sul sito online della Bbc con il titolo «Six day that changed the Middle East», «I sei giorni che cambiarono il Medio Oriente». Nel pezzo, il giornalista metteva a confronto lo scenario attuale del conflitto tra israeliani e palestinesi con la guerra dei Sei Giorni del 1967, sostenendo che Israele oggi come allora stia sfidando le leggi internazionali seguendo «l’innato istinto del Sionismo nello spostare oltre la frontiera».
Un secondo rilievo riguarda un collegamento radiofonico nel quale il giornalista ha sostenuto che l’insediamento israeliano nel quartiere di Har Homa sarebbe stato giudicato «illegale» dal governo americano. Un’affermazione «non supportata da adeguate fonti informative», secondo la commissione di controllo. Di qui il nuovo richiamo formale per aver violato le norme sull’imparzialità.
Insomma, Bowen è stato considerato troppo filopalestinese e palesemente fazioso anche dalla stessa azienda in cui lavora. Una vicenda che ricorda molto da vicino la polemica di qualche mese fa tra Michele Santoro e Lucia Annunziata nello studio di Annozero. Nel corso di una puntata dedicata al conflitto di Gaza, la giornalista della Stampa abbandonò lo studio gridando «Michele sei di parte». Oggetto del contendere un programma basato su un unico punto di vista, quello palestinese, per raccontare gli ultimi scontri tra Israele ed Hamas. Non aveva gradito per nulla, il Michele nazionale, le critiche della sua amica e collega, che peraltro non ha mai nascosto la sua appartenenza politica a sinistra. E non aveva fatto niente per trattenerla dall’andarsene.
Il caso inglese non ha suscitato lo stesso scalpore che provocò lo scontro televisivo Santoro-Annunziata. Nessuno ha gridato alla fine della libertà d’informazione. In fondo quella britannica è una televisione diversa, meno spettacolare e meno urlata. E soprattutto, Jeremy Bowen non sembra avere la stessa arroganza del conduttore di Annozero. Da quando è entrato a far parte della Bbc, nel 1984, ha fatto il corrispondente da più di 70 Paesi, coprendo i conflitti scoppiati in mezzo mondo. Dal 2005 è editorialista per il Medioriente. Un giornalista in prima linea, non un occupatore indomabile della prima serata televisiva.
L’azienda, dopo il richiamo formale, non ha comunque intenzione di prendere misure punitive contro il giornalista. La posizione di Bowen è stata difesa a spada tratta da molti colleghi e dalla stampa, con l’Independent (nella foto) in prima fila. Proprio a questo quotidiano, nel 2006, Bowen aveva ammesso: «Non c’è dubbio che alcuni israeliani e molte persone della comunità ebraica in Inghilterra, ci considerano se non come attivisti anti-Israele, sicuramente come filo-palestinesi. Si tratta però di un’idea completamente fuori luogo, perché non è vera».
Dov’è la verità? Difficile dirlo, vista la complessità dell’argomento trattato e visto che, come dice l’ex capo della Bbc Greg Dyke, «il giornalismo non è una scienza esatta». «I corrispondenti sono spesso sotto pressione – ricorda Dyke – e hanno poco tempo per scrivere i loro articoli». Questo non significa però che si possa raccontare una storia guardandola soltanto dalla parte che ci sta più simpatica. Jonathan Turner, un importante avvocato londinese che si era pubblicamente lamentato per i servizi di Bowen, insiste nel chiedere le sue dimissioni e pretende che l’articolo incriminato sia opportunamente corretto.