E Benigni diventa una grana da tribunali

Polemiche e azioni legali per il contratto del comico toscano che potrà sfruttare in esclusiva per 20 anni il suo repertorio Rai

Il negoziato segreto c'è stato eccome, sullo sfruttamento del repertorio Rai di Roberto Benigni, ospite della serata inaugurale del Festival di Sanremo. Da una parte la Melampo, la società del comico toscano, che voleva i diritti «home video» sulle sue immagini targate Rai; dall'altra la Tv di Stato che intendeva mettere a disposizione dell'artista le «teche» che contengono le sue performance sulla base degli accordi conclusi in precedenza con altri personaggi dello spettacolo. Trattative riservate, che hanno indotto i media a parlare di intese sempre lì lì per essere concluse ma sempre aperte, di firme apposte in extremis eccetera eccetera. Notizie che a loro volta hanno provocato le pronte dichiarazioni dei politici più reattivi e gli esposti a raffica dei consumatori del Codacons, che ha chiesto il sequestro dei contratti per Sanremo; e hanno costretto la Rai ha intervenire ufficialmente.

Andiamo con ordine. Benigni voleva chiudere a costo zero con la Rai un «pacchetto» che comprendeva il compenso per la sua presenza di ieri sera sul palco dell'Ariston (350mila euro) e l'acquisizione dei diritti di sfruttamento esclusivo del suo repertorio Rai. Una parte dei vertici dell'emittente pubblica non ci stava e metteva in evidenza che la «vendita» di Benigni vale, almeno in teoria, un milione e mezzo di euro. E poi che la cessione dell'esclusiva rappresenta un depauperamento illogico dell'archivio Rai, patrimonio collettivo per eccellenza. Un'altra parte dei vertici Rai era convinta che il mancato accordo avrebbe comportato danni ingenti.

Il braccio di ferro incrociato si è concluso prima dell'annuncio che il comico sarebbe stato l'ospite di apertura del Festival, anche se la firma del contratto è arrivata solo nella notte fra lunedì e martedì. E si è concluso a costo zero e, secondo la Tv di Stato, con un contratto «temporaneo». «Non c'è alcuna cessione di diritti - ha detto Bepi Nava, capo ufficio stampa della Rai -, ma un accordo sui materiali filmati, che restano di proprietà della Rai». Quello che la Rai non ha comunicato ufficialmente, però, è che il contratto «temporaneo» dura vent'anni e che permette alla Melampo di commercializzare in esclusiva mondiale le immagini Rai di Benigni (e di tutti gli artisti che si sono esibiti insieme con lui sulla Tv di Stato). Nava ha anche spiegato che «una regola aurea delle pratiche commerciali è il riserbo» e che «nonostante le nostre precisazioni continuano le inesattezze».

E proprio sulle cosiddette «inesattezze», cioè le notizie raccolte e rilanciate dai media fra lunedì e ieri, si sono scatenati i politici più sensibili alla questione, come il capogruppo del Pdl in Senato, Maurizio Gasparri, e il senatore dell'Idv Elio Lannutti. Gasparri avverte che «non appena sarà firmato il contratto per cedere a Benigni, in cambio di una comparsata, diritti che potrebbero valere ben più di 350mila euro, partiranno azioni legali contro tutti i dirigenti Rai coinvolti nello scandalo». Sulla stessa linea Marco Staderini, il consigliere d'amministrazione Rai che promette azioni «per il ristoro degli eventuali danni che fossero accertati dall'improvvida decisione del direttore generale Claudio Cappon». Lannutti, invece, attacca a testa bassa Fabrizio Del Noce, direttore di Raiuno, accusato di aver consegnato il budget di Sanremo 2009 a Lucio Presta, il manager delle star. «È lui - spiega il senatore dipietrista - che tratta i compensi dei big, che rilancia sui diritti di Benigni, che sceglie e trova nel guardaroba di casa le migliori risorse per il Festival».

Ma la battaglia sui diritti di Benigni è parte di uno scontro più ampio. Oggi la commissione di Vigilanza sulla Rai dovrebbe eleggere i nuovi consiglieri d'amministrazione dell'emittente pubblica...