E' Berlusconi l'antidoto ai veleni di Tremonti

Il Cav. si sfoga con i suoi sulle uscite del ministro: il rischio è di far saltare l’intero governo

Roma - Di certo al premier non ha fatto piacere che il ministro Tremonti, per difendersi, abbia anche deciso di spruzzare un po’ di veleno. Nel giustificare il suo trasloco nell’appartamento di via Campo Marzio, offertogli dall’onorevole Milanese, Tremonti ha infatti detto che «da un certo momento in poi, in albergo o in caserma non ero più tranquillo. Mi sentivo spiato, controllato, in qualche caso perfino pedinato». Un’accusa, la sua, che alimenta sospetti, equivoci e trame che Berlusconi e il suo entourage giudicano quasi assurde. Nessuno comunque ha intenzione di cavalcare le illazioni tremontiane e, anzi, molti uomini vicini al premier motivano la sparata del ministro nel «suo particolare momento di difficoltà». «Al limite del ridicolo», ammette un alto dirigente del Pdl, facendo capire che la linea e il pensiero di Berlusconi sono quelli. Tuttavia, toni bassi e tutti coperti senza dare addosso a Giulio, oggi particolarmente acciaccato.

Maliziosamente qualcuno ammette: «Persino il Corsera adesso l’ha mollato. La sua lettera difensiva, in risposta all’editoriale dell’ambasciatore Sergio Romano, è stata relegata a pagina 39». Ma reagire scompostamente non conviene a nessuno. Primo perché in ogni caso le responsabilità di Tremonti sono ancora tutte da dimostrare; secondo perché è molto meglio un Giulio piegato ma non rotto del tutto. Nessuno si può permettere che in questo momento il ministro dell’Economia lasci o cada: in men che non si dica ne andrebbe di mezzo l’intero governo e, quel che è peggio, l’immagine di un Paese ancora sotto lo scacco delle speculazioni finanziarie. E poi c’è un altro aspetto da sottolineare: il capo dello Stato, per ora, fa ancora muro nei confronti del ministro dell’Economia, convinto che Giulio rappresenti il baluardo contro gli attacchi speculativi, non avendo perso smalto in Europa. Insomma, il rischio che se salta Tremonti salti tutto è ancora reale: per cui meglio tenere i nervi saldi e tenersi stretto un ministro che, da domani, sarà verosimilmente più duttile vista la sua condizione di debolezza.

Berlusconi, quindi, tace nel giorno del suo piccolo intervento chirurgico al tunnel carpale della mano destra. Un’operazione eseguita alla clinica Humanitas di Rozzano, perfettamente riuscita, che l’ha però costretto in clinica, sotto osservazione per sei ore. Poi, prima di far rientro ad Arcore, un colloquio di 40 minuti con il presidente della clinica e vicepresidente di Confindustria, Gianfelice Rocca. L’umore? A sentire Elio Belcastro, neo sottosegretario all’Ambiente che l’ha sentito giovedì notte, «il presidente è in forma. Mi ha augurato buon lavoro ed è giustamente convinto di andare avanti. Abbiamo i numeri e la possibilità di fare bene. Gli ho parlato del Sud e ha convenuto che il Meridione ha bisogno di una scossa. Ce la farà e ce la faremo soprattutto perché non c’è alternativa a Berlusconi e a questo governo. Specie in un momenti di crisi come questo». Avanti così, quindi. Con l’amarezza per il pagamento di un vero e proprio salasso a De Benedetti e la speranza, non smentita, di ricucire i rapporti con la moglie Veronica Lario.