E Bernucci sorprende il Tour

«Adesso spero soltanto che la nostra squadra non si sciolga»

Pier Augusto Stagi

Pioggia, vento e freddo, clima da classiche del Nord, e Lorenzo Bernucci si esalta. Lo spezzino di Sarzana residente a Quarrata (Pistoia), 25 anni, alla sua prima partecipazione al Tour de France, trova la sua prima vittoria da professionista proprio sulle strade della corsa più prestigiosa del mondo. Lui ha sempre avuto nel cuore le grandi corse, soprattutto il Fiandre e la Roubaix, dove il naso ce l'ha già messo e si è distinto con prove molto incoraggianti. Ieri, nella corsa che è partita da Troyes, la capitale storica della Champagne, ed è giunta a Nancy, l'ex capitale dei duchi della Lorena, Bernucci ha sfruttato a pieno il clima di grande battaglia e un finale da capogiro.
La tappa è stata prima caratterizzata dalla lunga fuga di Mengin, Kroon, Gerosa, Augé e Kirsipuu, con il solo Mengin che è riuscito a rimanere in testa fino ai settecento metri finali, quando è caduto in curva. Alle sue spalle c'erano Vinokourov, che è riuscito ad evitarlo per un niente, e Lorenzo Bernucci immediatamente dietro che ha approfittato della situazione come meglio non avrebbe potuto fare. Si è infatti trovato tutto solo con qualche metro di vantaggio mentre alle sue spalle i velocisti cadevano nella «curva maledetta». A quel punto Fabian Cancellara - compagno di squadra dello spezzino - è stato bravissimo a gridargli nella radiolina di tirare dritto, di non voltarsi più e di volare verso il traguardo. Lui, non se l'è fatto ripetere due volte: «È la prima volta che vengo al Tour, e sono riuscito a vincere. Non credo a quello che ho fatto, sono davvero felicissimo. Nella prima parte della stagione ho avuto tanta sfortuna (a fine anno, in una caduta, si è procurato la frattura del malleolo e del dito medio della mano destra. Per lo sfortunato atleta della Fassa Bortolo anche 40 punti di sutura al ginocchio destro e una lesione ai tendini del piede sinistro, ndr) e questa vittoria mi ripaga di tutto. Un successo, questo, che dedico a mia moglie che in questi mesi mi ha aiutato tantissimo. E poi spero che serva al mio team manager, Gian Carlo Ferretti, per allestire anche il prossimo anno una grande squadra (questa mattina un nuovo incontro con una multinazionale pronta ad entrare, probabilissima la firma, ndr). Noi siamo tutti molto affiatati, siamo soprattutto tutti vicino al nostro capitano Alessandro Petacchi (che non è presente al Tour, ndr). E vorremmo restare ancora un anno tutti assieme, ma la Fassa ha già detto che da sola non intende andare avanti, speriamo che in queste ore si definisca la situazione: è quello che tutti desideriamo. Sarebbe la vittoria più bella».
Detto di Bernucci, resta da dire di Vinokourov che è il primo in questo Tour ad attaccare sua maestà Armstrong e che, grazie alle cadute e agli sbandamenti, ha portato via alla maglia gialla 16 secondi preziosissimi, insediandosi ora al terzo posto della classifica generale. Basso risale di una posizione: adesso è nono. Oggi settima tappa, si arriva in Germania, e il successo di pubblico è assicurato. Fu così nel 2000, quando vinse il nostro Salvatore Commesso di un soffio davanti proprio a Alexandre Vinokourov a Friburgo, e anche nel 2002 quando Oscar Freire si impose a Saarbrucken: in entrambi i casi si parlò di un milione e mezzo di tifosi sulle strade. Spesso i francesi si chiedono perché mai il Tour debba sconfinare in Germania, ma la risposta è semplice: i tedeschi, ormai, considerano il ciclismo uno sport nazionale. Si correrà da Lunéville a Karlsruhe, 228 chilometri: tappa per velocisti. Karlsruhe ha già ospitato una partenza di tappa nel 1987 e merita un posto di riguardo nella storia della bicicletta: è infatti la città natale del barone Drais von Sauerbronn che ha inventato la «draisina», l'antenata della bicicletta, nel lontano 1817.