E Bersani vuol vietare lo sciopero degli avvocati

Anna Maria Greco

da Roma

Adesione «massiccia», quasi il 90 per cento. In tutta Italia gli avvocati scioperano contro il decreto-Bersani sulle liberalizzazioni. È un grande successo per il presidente dell’Organismo dell’avvocatura, Michelina Grillo. Ed è solo il primo giorno, perché gli avvocati terranno le braccia incrociate fino al 21 luglio.
Dodici giorni di protesta dura che al ministro dello Sviluppo economico proprio non vanno giù. «È uno sciopero senza preavviso, al contrario di quanto prevede la legge. Naturalmente, sono certo che gli avvocati conosceranno la legge», dice acre Pierluigi Bersani. La protesta, replica l’Oua, è «legittima e correttamente convocata». Mentre si è vicini allo scontro, il presidente della commissione Giustizia del Senato, il Ds Cesare Salvi, dopo l’audizione informale con i rappresentanti dell’avvocatura, annuncia che si studieranno emendamenti al decreto per la professione forense. La Grillo commenta positivamente, pur aggiungendo che si aspettano fatti concreti, «un cenno dal governo». Intanto, lo sciopero continua. Arriva anche l’appello del ministro della Giustizia, Clemente Mastella: ribadisce la disponibilità al dialogo, ma chiede agli avvocati di sospendere lo sciopero. «Di fronte alle ragioni dell’avvocatura non ci sottrarremo al confronto, pur nel rispetto delle linee di fondo decise dal governo. Non si può negare agli avvocati quello che si è concesso ai tassisti». Anche Nuccio Cusumano dell’Udeur invita il governo a una «riflessione approfondita» sulla questione degli Ordini, in particolare riguardo agli avvocati. Lo sciopero è «fuori dal mondo», sbotta con ben altro tono il sottosegretario allo Sviluppo, Alfonso Gianni. E Stefano Pedica dell’Italia dei Valori critica i legali «attaccati alla prerogativa, più formale che altro, della tariffa minima». Replica Maurizio Gasparri di An: «Bersani, prima bastona e poi si meraviglia. Con un decreto senza alcuna giustificazione ha danneggiato categorie invise alla sinistra e ora si dice sorpreso di fronte allo sciopero degli avvocati».
Intanto, saltano tutte le cause penali e civili, tranne quelle con detenuti e le aule nei palazzi di giustizia sono quasi deserte. I legali sul piede di guerra si trovano ad avere un sostenitore ingombrante: il boss della mafia Bernardo Provenzano che a un suo processo a Palermo dice che a modo suo aderisce allo sciopero. «Faccio quello che dice il mio avvocato: quindi non partecipo all’udienza».
Si delinea anche uno scontro tra magistrati e avvocati. Il tribunale di Torino emette un’ordinanza dichiarando «illegittimo» lo sciopero. Nel corso di un maxiprocesso per tangenti su appalti pubblici, il giudice Giuseppe Casalbore, dopo avere raccolto le dichiarazioni di astensione di numerosi difensori degli imputati, mette nero su bianco di non ritenere che «lo sciopero sia stato proclamato in conformità con le disposizioni di legge» e dispone la sostituzione degli avvocati con dei legali d’ufficio.
Un provvedimento grave, per Maria Grazia Siliquini di An, che compromette «il diritto fondamentale di tutti i cittadini alla difesa in giudizio tramite il proprio difensore di fiducia». L’invito alla magistratura è di «rispettare il diritto all’astensione degli avvocati e non procedere nello svolgimento dei processi».