E Bertinotti ritorna sulle barricate

da Roma

La frase è felpata, il tono è garbato e assai istituzionale, come si richiede alla terza carica della Repubblica: «Ogni atto che va in direzione della pace - dice Fausto Bertinotti -, compreso quello con cui si impediscono nuove forme di presenza e di organizzazione militare, è una cosa buona». Ma la sostanza è molto poco diplomatica: autorizzare l’ampliamento della base Usa di Vicenza, sostiene il presidente della Camera, è un errore. Prodi ha deciso il via libera, ma il Prc darà ancora battaglia. Per la tenuta della maggioranza, anche in vista del rifinanziamento della missione in Afghanistan, si annunciano delle giornate pittosto turbolente.
No alla base, quindi. E non si tratta, spiega Bertinotti, di antiamericanismo di vecchia data. «Le parole filoamericano e antiamericano sono termini che si possono usare solo in maniera caricaturale e fuorviante e chi ne resta imprigionato manifesta una subalternità». La questione, secondo il leader storico di Rifondazione, è un’altra. «Il problema in questa fase storica è la conquista da parte dell’Europa, e dell’Italia in Europa, di un’autonomia della Ue da altre potenze mondiali». Perciò ogni gesto che «impedisce presenza e organizzazione militare» va bene. «L’Unione si sta incamminando in questa direzione, ma naturalmente è più facile essere autonomi dai deboli che dai forti».
Dunque il Prc non si arrenderà tanto facilmente. Mentre un deputato del partito, Gino Sperandio, ha già iniziato uno sciopero della fame per protesta, il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore chiede il governo riferisca in Parlamento. «La decisione è presa, ma non so se ce la fanno. Non è stato fatto nessun atto formale, non è vero che ci sono degli impegni presi. Mi facciano vedere le carte. In ogni caso noi siamo pronti a scendere in piazza e a manifestare contro il raddoppio di questa base. Vogliamo anche la convocazione della conferenza sulle servitù militari, un organismo previsto nel programma dell’Unione».
Paolo Ferrero è pronto a votare no quando il dossier arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri. «La mia posizione sulla vicenda è netta, sono contrario. - dice il ministro per la Solidarietà sociale -. Penso che un referendum tra gli abitanti della zona sarebbe la soluzione migliore, perché consentirebbe di conoscere l’opinione dei cittadini direttamente coinvolti da questa presenza». Più sfumate le parole di Patrizia Sentinelli, sottosegretario agli Esteri: «Governo a rischio per la base? Mi auguro proprio di no, abbiamo ancora molte cose da fare. Però è un bene che ci sia dialettica e contrasto per trovare convergenza su punti che io considero piu avanzati».
«Perché negare una consultazione popolare alla gente di Vicenza? - si chiede Franco Giordano -. Tutte le forme di partecipazione democratica sono una ricchezza e non vanno viste come un problema». «Qui - aggiunge il segretario del Prc - non si tratta di uno scontro tra riformatori e massimalisti e nemmeno di fare o meno un favore agli alleati americani, ma di evitare il rischio di uno snaturamento delle condizioni ambientali». Ma Vicenza e Kabul, promette, «sono due cose distinte». Sarà così?