E Bettini bacchetta i lamentosi

da Catanzaro Lido

Volevano il «Vaffa-Day», ma alla fine a quel paese i corridori dissidenti ce li ha mandati direttamente lui, il campione del mondo Paolo Bettini. «Basta con questo strazio. Basta con queste lamentele per i lunghi trasferimenti, le strade scivolose, le curve pericolose, le discese troppo pendenti: se qualcuno aveva qualcosa da dire aveva tutto il tempo di farlo. Il Giro l’hanno presentato a novembre, non ieri». Bettini si dissocia, «il ciclismo ha ben altri problemi e ben più importanti» dice. E aggiunge: «Le cadute (ieri, prima dell’arrivo, a terra in venti, ndr)? Se ci sono corridori come Koldo Fernandez che vogliono passare dove non si può è logico che qualcuno ci rimetta l’osso del collo». Il campione del mondo guarda avanti (soprattutto a Tivoli, dove spera di poter dire la sua), e lo stesso fa la maglia rosa Franco Pellizotti: «Ha ragione Bettini. È inutile lamentarsi adesso. Cosa penso della mia maglia? Che domani (oggi per chi legge, ndr) a Contursi Terme rischio grosso. Certo, l’arrivo si addice molto ai corridori scattanti, come Danilo (Di Luca, ndr), che è lì a soli 7” dal sottoscritto. Sono pochi, ma sono tre giorni che riesco a difendermi da Vandevelde a un 1’’». Mark Cavendish, astro nascente del velocismo mondiale, guarda avanti: «Io adoro Cipollini, spero di diventare il nuovo McEwen e soprattutto spero che questo sport possa vivere un nuovo rinascimento. Io non conosco il passato, sono appena arrivato e voglio solo parlare di futuro». Parole che suonano come musica, soprattutto per le orecchie dei dirigenti del governo mondiale della bicicletta (Uci), che l’hanno scelto un anno fa come testimonial del ciclismo pulito. Non tutti in gruppo, per questa ragione, lo vedono di buon occhio. Molti mugugnano e schiumano rabbia. Ma questi devono pur farsene una ragione. Il ciclismo vuole cambiare e ci sono sempre più corridori pronti a mandare a quel paese chi non vuol capire. «Questo sport ha un grande futuro, perché ci sono grandi corridori, come Paolo Bettini».