E per «Betulla» processo con 118 giurati

In appello il giudizio spetta all’intero Consiglio dei giornalisti. Il presidente Del Boca: «Caso paradossale»

Francesco Cramer

da Milano

Manco fosse Norimberga. Anzi, peggio. Per processare i principali criminali di guerra nazisti bastarono otto giudici. Per un’eventuale decisione d’appello sulla sanzione appena inflitta al cronista Renato Farina si scomodano ben 118 giornalisti.
Nome in codice «Betulla». L’ex vice direttore di Libero Farina ha di recente ammesso di aver collaborato con il Sismi e di esser stato pure retribuito dal servizio segreto. A voce, è stato condannato dalla categoria tutta e poi è stato giudicato formalmente dal consiglio lombardo dell’Ordine dei giornalisti, competente a pronunciarsi su etica e deontologia. La pena? Sospensione di 12 mesi, stipendio congelato per un anno, via il nome dalla gerenza di Libero. Avrebbero dovuto giudicarlo in nove ma si sono presentati in otto. Per quattro consiglieri Farina andava radiato dall’Ordine, per altri quattro solo sospeso. Pari. E per il principio del favor rei è passata la sanzione meno grave.
Ora, però, il giornalista della Stampa e storico ex presidente del sindacato dei giornalisti del Lazio Pierluigi Franz ha sollevato il caso: «Qualora lo stesso Farina o la Procura della Repubblica di Milano dovessero impugnare la sentenza dell’Ordine, della questione se ne dovrebbe occupare il consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, composto appunto da 118 membri». Una sorta di giustizia per gladiatori al Colosseo. «Se è vero che l’Italia è la patria del diritto - si chiede Franz - vorrei che qualcuno mi spiegasse come sia possibile far giudicare una persona in sede di reclamo da ben 118 giudici contemporaneamente».
Abbiamo girato la domanda al presidente dell’Ordine dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, il quale con un filo di ironia ha commentato: «Che devo fare? Tra un po’ dovrò affittare il Circo Massimo». Ammette l’elefantiasi dell’organo che giudica in secondo grado le sanzioni dei giornalisti ma giura: «I veri problemi sono altri. Certo, da anni siamo tutti convinti che non si può più andare avanti così». Insomma, se ci dovesse essere l’appello, a Roma si potrebbero radunare giornalisti professionisti e pubblicisti per compilare 118 (destinati a crescere a 138 ndr) fogliettini su cui scrivere colpevole o innocente.
Anche Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine della Lombardia, non nega che la questione è paradossale e spiega: «È il risultato di una legge entrata in vigore nel 1965, quando i Consigli regionali erano 13 e non 20, quando la Lombardia aveva 2mila professionisti e non 7mila come oggi, mille pubblicisti e non 12mila come adesso». Quindi? «Ho chiesto all’onorevole Pierluigi Mantini della Margherita e al deputato di An Maria Grazia Siliquini di presentare in Parlamento una proposta di legge per far scendere a 45 i membri del Consiglio nazionale».