E Blair concede l’adozione alle coppie omosex

da Londra

Il dilemma non è certo nuovo. Che fare quando la coscienza religiosa ti porta a infrangere una legge dello Stato? Se lo Stato non ti offre una via di scampo, alla fine, per mantenerti fedele ai tuoi principi non puoi far altro che ritirarti. È un po’ quello che hanno minacciato di fare in Inghilterra cattolici e anglicani nel caso le loro agenzie di adozioni dovessero essere costrette a osservare le regole previste in materia di adozione per le coppie gay. L’Equality Act, la nuova legge che vieta ogni genere di discriminazione nei confronti di coppie dello stesso sesso, entrerà in vigore ad aprile e si applicherà anche alle procedure di adozione.
Questo significa che omosessuali e lesbiche avranno i medesimi diritti di adottare dei bimbi delle coppie eterosessuali e gli operatori che lavorano di concerto con le amministrazioni locali per trovare casa alle migliaia di orfani del Paese dovranno tener conto di questa legislazione. Una legge che sta mettendo però a dura prova i fedeli cristiani i quali ritengono impossibile rispettare il regolamento terreno e allo stesso tempo la propria coscienza. Prima il capo della Chiesa cattolica, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, poi quello anglicano di Canterbury Rowan Williams, hanno scritto al primo ministro chiedendo una particolare «esenzione» per le loro agenzie di adozione.
Se non dovesse venire concessa, hanno già avvertito che i loro volontari non potrebbero più operare e i servizi attuali sarebbero costretti a chiudere i battenti. Qualcuno ha già definito le loro parole un «tradimento» nei confronti del governo di Tony Blair, un ricatto di mera natura ideologica, perfino una guerra contro gli omosessuali e le lesbiche del paese. «Invece è soltanto una questione di coscienza», hanno replicato gli autori della richiesta sottolineando che i diritti di quest’ultima non possono venire assoggettati a una legislazione che pure è stata motivata da ottime ragioni. «La Chiesa è contraria a ogni discriminazione in maniera “assoluta” – ha spiegato l’arcivescovo di York, John Sentamu, in un’intervista radiofonica alla Bbc – e non pensiamo che l’omosessualità sia una colpa. Ma questo non significa che nel caso delle agenzie di adozione il cardinale (il riferimento è all’appello, ndr) non abbia ragione». «I nostri insegnamenti – ha ricordato il leader anglicano Williams – impediscono alle nostre agenzie di affidare dei bimbi a delle coppie gay».
Quello che chiedono i religiosi è in pratica la possibilità di «dirottare» i richiedenti gay verso un’altra agenzia. Un’opzione questa concessa dalla legge per altri temi particolarmente controversi dal punto di vista etico, come ad esempio l’aborto. «Riteniamo che sarebbe un’irragionevole, inutile e ingiusta discriminazione nei confronti dei cattolici – ha sottolineato l’arcivescovo di Westminster – se il governo insistesse nel chiedere alle agenzie di agire contro l’insegnamento della Chiesa e delle loro stesse coscienze».
La presa di posizione del porporato sembra aver già spaccato a metà l’esecutivo. Ieri un portavoce di Blair ha dichiarato che il premier sta tentando di trovare un compromesso, ma ha ammesso che la situazione è spinosa. «È un’argomento difficile – ha detto – al centro del problema ci sono i bambini». E qualche maligno già insinua che dietro alla frattura politica ci sia proprio la moglie di Blair, Cherie, di fede cattolica.