E Bocchino giura che il nuovo partito di Fini si farà

Il pasdaran: "Tocca al premier decidere se potrà far parte della coalizione, altrimenti si va alle urne". Solo il 5 settembre Gianfranco scoprirà le sue carte chiudendola festa Tricolore di Mirabello

Roma - Dal Msi di Giorgio Almirante a Futuro e Libertà sempre passando da Mirabello. Un luogo evidentemente molto caro a Gianfranco Fini che anche questa volta lo sceglierà per segnare ufficialmente l’ennesima svolta nella sua carriera politica. Dal 31 agosto al 5 settembre si svolgerà lì la tradizionale Festa del Tricolore e molti danno per scontato che Fini lancerà proprio dal palco di Mirabello il suo nuovo partito politico, durante il suo intervento previsto in conclusione della kermesse, domenica 5.

I finiani schierati attendono l’annuncio ufficiale. Lo strappo con il Pdl è già consumato da tempo ed è chiara a tutti l’impossibilità di recuperare il rapporto tra Silvio Berlusconi e Fini, lo ha ribadito di nuovo il capogruppo alla Camera del Fli, Italo Bocchino (nella foto). E già lo scorso anno Fini da quel palco aveva attaccato il Pdl dall’interno definendolo «partito casermetta» e lanciando il suo avvertimento: «Se qualcuno pensa che io rinunci ad esprimere le mie idee perché ricopro il ruolo di presidente della Camera si sbaglia di grosso». Era già tutto previsto dunque, come cantava Cocciante? In effetti non si capisce che cosa stiano aspettando i finiani. La campagna promozionale del nuovo partito è iniziata da un pezzo e Fini ha attraversato il Rubicone settimane fa.

Se aspettano nella speranza di poter attribuire tutte le colpe a Berlusconi il gioco è oramai troppo scoperto. A Berlusconi che chiede lealtà agli alleati, i finiani rispondono picche, cercando di scaricare sul premier la colpa della rottura. Fini forma un nuovo gruppo parlamentare, è pronto a fondare un nuovo partito ma, dice in sostanza Bocchino, chi vuole rompere è Berlusconi, mica Fini. «Non si può ricucire lo strappo tra Berlusconi e Fini e quindi vedo all’orizzonte la nascita di un nuovo partito - dice Bocchino -. Sarà Berlusconi che dovrà decidere se questo partito politico potrà far parte della coalizione. Noi naturalmente siamo per questa soluzione. In caso contrario il voto è nelle cose».

Per Bocchino il progetto del Pdl è «imploso» perché Berlusconi con «una logica padronale» ha sbattuto fuori dal partito Fini. A questo punto dovrebbe essere Berlusconi a fare marcia indietro, sempre secondo il fedelissimo di Fini, che poi avverte: stia attento Berlusconi, «i sondaggi dicono che se si va al voto il Pdl perde tra i 60 e gli 80 parlamentari a vantaggio di Bossi e nostro. E al Senato Berlusconi non avrebbe la maggioranza». A quel punto, affonda Bocchino, «Bossi sponsorizzerebbe il governo Tremonti».

E Bocchino non è il solo finiano ad attaccare il premier. Per Carmelo Briguglio criticare la nascita del nuovo gruppo parlamentare rappresenta quasi un attentato alla Costituzione: Berlusconi ci chiede di essere leali? Ma perché mai dovremmo esserlo, risponde candido Briguglio, che aggiunge: «Se c’è un dovere per i parlamentari ex An di fedeltà politica è nei confronti di Fini che capeggiava nelle liste Pdl la componente e anche la storia della destra italiana». Insomma per Briguglio il fatto di essersi presentati alle elezioni nello stesso partito rappresentato da un simbolo che recava la scritta «Berlusconi presidente» non comporta un dovere di lealtà verso il premier.

Ma non basta. La sfida programmatica in cinque punti lanciata da Berlusconi per rinsaldare la maggioranza intorno a una serie di obiettivi viene definita da Federico Brusadelli sul webmagazine di Fare Futuro «un aut aut a scatola chiusa» che segue una logica da «mercato rionale», roba «da ipermercati più che da forza di governo». Ma allora chi è che vuole rompere?