E Boselli rifonda il Psi: "Prodi non ci convince"

Il congresso dell'orgoglio socialista. Il segretario dello Sdi rivolto al premier: "Il suo progetto è basato sulla parte più vecchia della società italiana"

Fiuggi (Frosinone) - Rifatto il Psi, bisognerebbe ora rifare i socialisti. Buttare il cuore oltre l’ostacolo, ripensare in grande. Ne saranno capaci, il migliaio circa di dirigenti e quadri che ascoltano quasi in mistica contemplazione le note dell’Internazionale? «That’s the question», avrebbe esclamato Amleto, un probabile socialista ante litteram, per com’era divorato da dubbi e fantasmi nocivi. Eppure questo è il cimento, qui occorrerà misurare le proprie ambizioni.
La conclusione del congresso di Fiuggi sfila così sull’onda dei ricordi e della sfida al futuro più che sul confronto con un’attualità opprimente, impersonata dal Partito democratico di Fassino e Rutelli. L’entusiasmo febbrile per l’appuntamento con la storia («Mai perderli», ammoniva Nenni) si stempera nel peso del lavoro da fare, e il rieletto segretario Enrico Boselli, per sua intrinseca natura, non è tipo da alimentare illusioni. Vuole partire subito, con liste comuni già alle prossime amministrative. «Non possiamo perdere tempo, tante volte abbiamo avuto l’impressione di arrivare a un passo dall’unità, poi tutto è svanito come in un sogno».
Boselli definisce i contorni precisi della Costituente che si riconvocherà in autunno senza indugiare in Cose misteriose o barocche. La bussola è quella del socialismo europeo, le parole d’ordine libertà, equità, laicità. Il nome, precisa, poteva essere un’altra questione delicata, considerato che il cantiere non vuole chiudere la Rosa nel pugno, ma è aperto all’intero arco di forze - soprattutto di elettori - che praticano la sinistra. «Io non trovo di meglio - sorride Boselli - che chiamare il nuovo partito come si è sempre chiamato, almeno dal 1893 con il congresso di Reggio Emilia, a un anno dalla sua fondazione: Psi». Frase impegnativa, che obbliga l’intera platea a scattare in piedi come un sol uomo, nella standing ovation più liberatoria di questi giorni. «Non sarà un Psiup», aggiunge il segretario, per rassicurare l’ultimo dei resistenti, Del Turco, che aveva adombrato il dubbio. «Non abbiamo mai ceduto al massimalismo, né all’estremismo...».
Ma il punto è delicato perché pone dei paletti ben precisi agli eventuali nuovi arrivi. Non che massimalismo ed estremismo siano termini appetibili sull’attuale mercato politico. Però i giovani in sala sono molti (una vera sorpresa anche per i dirigenti), e molta della capacità di fare proseliti tra i coetanei è legata alla possibilità di appassionarli sulle questioni di questo mondo: pace, lotta al lavoro precario, difesa dei diritti. La modernità delle nuove parole d’ordine sarà dunque il terreno dell’antagonismo con il progetto-rivale del Pd. «Prodi non ci ha convinti», ripete Boselli. Meno di Prodi convincono certe parole d’ordine. «Come si fa a definire moderno e avanzato un Pd dove ci saranno esponenti dell’Opus dei, alcuni dei quali indossano felicemente il cilicio?». Feroce la critica a D’Alema, che «aveva visto lungo quando si recò alla celebrazione del fondatore dell’Opus dei, comprendendo che con parte di quella gente avrebbe fatto un partito assieme. Questa la modernità sbandierata da D’Alema?». Il Psi piuttosto vuole rinascere sui principi laici degli «eroi del Risorgimento», e non teme di definire «Giordano Bruno più moderno di papa Ratzinger» e, si parva licet, di non poter «mettere sullo stesso piano un cattolico come Jacques Delors e un integralista di conio tutto nuovo com’è Rutelli... persino meno avanzato, sui diritti civili, dei francesi Bayrou e Sarkozy». Il Pd, sostiene Boselli, «ha le sue fondamenta su quanto c’è di più vecchio nella società italiana», come «una politica di sinistra che debba necessariamente scendere a compromessi sui valori e sui principi con il Vaticano». I nemici dell’oggi sono tanti, e Boselli denuncia persino «disegni poco chiari per soluzioni di riserva a questo governo». Ma il maggiore è la pretesa egemonia di un Pd che vorrebbe imporre una legge elettorale per liberarsi dal «fastidio della concorrenza: vedo queste tentazioni nei Ds, nella Margherita, e anche in Prc», dice Boselli appellandosi a Bertinotti, affinché non faccia da sponda. Una spartizione netta di territorio, tra Pd e Prc, ricaccerebbe il Psi nell’incubo della sparizione. Quel maleficio che perdura dal 13 novembre del 1994. Una maledetta domenica.