E Bossi boccia il superministro: «Troppo fumoso»

RomaIl tempo di ascoltare Tremonti e andarsene (dopo essere entrato alla Camera in versione top gun, con gli occhiali scuri a coda) appena parla Bersani, poco convinto dal suo amico ministro. «È stato fumoso» sentenzia Bossi a caldo, silurando l’atteso discorso di Tremonti dopo giorni di messa a punto, anche a casa del segretario della Lega Nord. Niente, nella fisica quantistica delle alleanze di governo l’11 agosto segna un avvicinamento Bossi-Berlusconi e un leggero allontanamento da Tremonti, poco incisivo, vago, «fumoso». «I 20 miliardi che servono non li fai con le cose che ha detto Giulio» spiega un bossiano di ferro, ed è anche il pensiero del capo. Il segretario federale però giustifica Tremonti col fatto che «non poteva dire molto di più, manca la quadra», cioè manca ancora un piano preciso. Nel pomeriggio poi parla con lui, amichevolmente, per un’oretta, al gruppo. Nessuna rottura, anche se non mancano elementi di disaccordo tra i due. Primo su tutti, le pensioni: «Non mi ha convinto - dice Bossi - Bisogna saper dire anche dei no, perché altrimenti si rischia una crisi».
La novità è che il capo della Lega, al di là dei proclami, è disposto a trattare un «compromesso» sulla riforma delle pensioni, «si può studiare, noi abbiamo le nostre idee e le presenteremo», anche se «la gente non vuole che si tocchino». I vertici del Carroccio concordano sul fatto che senza toccare le pensioni e senza una qualche patrimoniale, sarà ben difficile raggiungere il pareggio. Puntando soprattutto sulle pensioni di reversibilità e sul grande sommerso del sistema pensionistico italiano. Più complicato il tema delle pensioni di anzianità e quelle delle donne, perché l’Italia non è la Scandinavia, «la donna è il fulcro della famiglia ed è un ammortizzatore sociale insostituibile», dice il capogruppo Marco Reguzzoni rispondendo alla relazione di Tremonti.
Altro punto di non coincidenza tra Lega e ministro dell’Economia è il capitolo sulle liberalizzazioni, che sembra costituire uno degli ingredienti più importanti della «correzione Tremonti» alla sua manovra. Qui entra in gioco l’altra uscita di Bossi, quella sulla lettera della Bce che sarebbe stata scritta a Roma, dal governatore di Bankitalia (prossimo presidente Bce) Mario Draghi, che «da qui è andato in Europa ma è sempre a Roma», dice Bossi, che conclude con una bomba a mano: «Con tutto il casino che hanno fatto uscire temo ci sia un tentativo di far saltare il governo». Anche per questa dichiarazione bossiana serve un’esegesi. Il timore della Lega di Bossi è che dietro le prescrizioni liberalizzatrici della Banca d’Europa ci sia lo zampino dei poteri forti di Francia e Germania, due Paesi che nutrono grandi appetiti sull’argenteria dell’economia italiana (vedi caso Parmalat-Lactalis, altra battaglia proprio della Lega). La privatizzazione dei servizi pubblici locali è per il Carroccio una minaccia. Tre deputati leghisti hanno fatto una interpellanza al ministro dell’Economia per difendere l’italianità di A2A (azienda di servizi pubblici partecipata da enti locali lombardi ma anche dalla francese Edison) dal pericolo «di un'altra scalata francese».
Un altro nodo del piano Tremonti, agli occhi dei leghisti, è quello che riguarda il pareggio di bilancio, in particolare la suddivisione del debito tra enti locali e Stato centrale. Per la Lega il calcolo non può essere sfavorevole ai Comuni, già troppo colpiti dalla stagione dei tagli. Strada sbarrata anche per un ripensamento sulla prima casa, «siamo assolutamente contrari alla reintroduzione dell’Ici» casa chiarisce Reguzzoni. Quanto alle altre proposte, il Carroccio è favorevole allo «snellimento della «contrattazione sindacale» e alla «riduzione degli sprechi». Fermo restando che l’auspicabile riforma dell’articolo 81 dovrà tenere conto «dell’impronta federalista che stiamo dando al Paese, perché il peso degli errori e degli sprechi non possono e non devono ricadere sulle spalle delle amministrazioni virtuose». Mai premiate dall’«amico» Giulio.