E Bossi prova a scalare il Colle «Il federalismo? Tra due mesi»

RomaDue mesi. «Abbiamo fatto i nostri conti e abbiamo calcolato che in sessanta giorni ce lo portiamo a casa». Umberto Bossi è felice, il federalismo si sta lentamente disincagliando. In mattinata, il via libera del Consiglio dei ministri alla procedura indicata dal Colle: la settimana prossima il nuovo testo, corredato dalle necessarie osservazioni, verrà presentato in Parlamento. Sarà una legge blindata, alla Camera verrà posta la questione di fiducia. Al Senato no, non c’è bisogno.
E in serata l’incontro con Giorgio Napolitano. Accompagnato da Roberto Calderoli, il Senatùr sale sul Colle alle 17,30. L’incontro dura un’oretta, poi Bossi e Calderoli si fermano altri quaranta minuti con i consiglieri del presidente. Non c’è una pace da firmare né un accordo da stringere, ma insomma, un po’ di ghiaccio si era formato dopo lo stop in commissione del federalismo fiscale comunale, il decreto voluto dalla Lega per aggirare il problema e la lettera con cui Napolitano aveva bocciato la procedura. E dell’altro gelo era calato per colpa della festa dei 150 anni dell’unità d’Italia: il Carroccio non vuole che il 17 marzo scuole e uffici pubblici restino chiusi.
«Porterò al capo dello Stato un libro su Cavour, che era un federalista», così Bossi prima di entrare nello studio presidenziale. «Sono sicuro che Napolitano ci darà una sponda per la riforma». Una sponda no, piuttosto un avvertimento: basta strappi, evitate di «incrinare» ancora i rapporti tra i poteri dello Stato. La strada maestra, secondo Napolitano, è quella che passa per «il più ampio coinvolgimento» di tutte le parti in causa, a cominciare dai Comuni e dalla regioni.
Il pasticcio della settimana scorsa, con quel testo bocciato dalla bicameralina e riciclato dal Consiglio dei ministri, verrà sanato secondo le indicazioni del Quirinale. Il capo dello Stato ovviamente «apprezza», ma lancia anche un avviso per i prossimi quattro decreti attuativi: evitate altre prove di forza. Bossi e Calderoni replicano, ricordando che le difficoltà derivano dallo squilibrio di forze nella commissione bicamerale per le riforme, dove le opposizioni sono sovrarappresentate e il finiano Mario Baldassarri ormai è dall’altra parte. Napolitano però insiste: sarebbe meglio scegliere una linea costruttiva perché queste sono riforme che vanno a toccare la vita quotidiana dei cittadini. Vanno «condivise» e realizzate con spirito bipartisan. Ci si è riusciti nel 2009, quando fu approvata la legge delega sul federalismo, perché non tentare ancora? Al Quirinale ricordano le numerose pubbliche aperture di credito del presidente alla Lega, ricambiate peraltro con manifestazioni di stima e con titoloni entusiastici sulla Padania. Ecco, perché non provare a ricreare quel clima?
Ma c’è anche un’altra questione: il capo dello Stato non gradisce l’ostruzionismo del Carroccio sui festeggiamenti per l’Unità d’Italia e lo dice a Bossi senza troppi giri di parole. La ricorrenza, per Napolitano, deve servire e riavvicinare il Paese su alcuni temi fondanti, non a dividerlo ancora. E chi ricopre incarichi pubblici ha un «dovere di impegno particolare».
Vedremo nelle prossime ore se il messaggio è stato recepito. Intanto si può registrare l’ottimismo del Senatùr. «L’incontro è andato benissimo, è stato lungo e cordiale. Durante il colloquio si è discusso del tragitto previsto per il federalismo fiscale, che vedrà i ministri riferire alla Camere la prossima settimana». E Calderoli: «Il presidente è un vero riformista, lui crede nella possibilità di cambiare il Paese».