E il bravo Marchionne si è fatto "soffiare" il Brasile da Volkswagen

La Fiat non riesce a far fronte alle richieste: ha un solo
stabilimento che è saturo e i rivali, dopo otto anni, compiono il
sorpasso nelle vendite

Sergio Marchionne avrà accolto sicuramente male i dati sulle immatricolazioni di automobili in Brasile. A irritare l’amministratore delegato della Fiat, più che il sorpasso compiuto dalla Volkswagen sul Lingotto (la prima volta dopo otto anni), è il fatto che l’avvicendamento al vertice della classifica delle immatricolazioni non è dovuto dall’improvvisa disaffezione dei brasiliani verso le auto di Torino, bensì alla saturazione del mega-stabilimento di Betim. Dalle linee escono 1,5 vetture al minuto, 24 ore su 24, per 365 giorni, un vero record, ma non basta per soddisfare la domanda in costante aumento. Tant’è che è in fase di realizzazione un nuovo impianto a Pernambuco, nel complesso di Suape, che però sarà pronto nel 2014. Per fare fronte alla situazione, la fabbrica Argentina di Cordoba dovrebbe assicurare 100mila unità in aggiunta nei prossimi mesi. In gennaio, a fronte di una produzione complessiva record di 261mila veicoli, Volkswagen si è piazzata davanti a Fiat: 54mila vetture vendute (23,7% del totale) contro 46mila (20,2%). Dalle retrovie, nel frattempo, avanzano coreani, francesi e cinesi (Hafei e Chevy sono già davanti a Mercedes e Bmw).
In Italia, intanto, i fari restano puntati sull’incontro di sabato a Roma dove Marchionne dovrà chiarire al governo il peso che l’Italia continuerà ad avere per il Lingotto. Anche i sindacati vogliono incontrare l’amministratore delegato del Lingotto. «Quella di sabato è un’iniziativa del governo, noi stiamo chiedendo un incontro in separata sede», spiega il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, il quale chiede chiarezza perché «chi vuole garanzie le deve anche dare».
Non è fiducioso sull’appuntamento di sabato il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, che parla di «un’altra puntata del teatrino, in cui il governo fa la sua parte», mentre per Bruno Vitali, responsabile Auto della Fim, «è un incontro utile, anche se tardivo. Le cose grosse - osserva - ce le siamo sbrigate da soli». Non è pessimista la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Lo spostamento della sede e della parte di progettazione da Torino a Detroit - afferma - da quello che abbiamo capito, non è all’ordine del giorno. Marchionne avrà modo di spiegare quello che intendeva dire». Drastica Susanna Camusso, leader della Cgil: «Tra le cose che sospettiamo e vorremo venire smentiti, ma non lo siamo, è che una parte della progettazione stia già trasferendosi negli Usa. Troppe le cose lasciate in sospeso che a Torino non dicono; il tema non è la produzione a pochi mesi, che abbiamo capito ci sarà, ma qual è il futuro di questa azienda in rapporto all’Italia».
C’è infine un nuovo accordo separato, questa volta sui permessi sindacali, firmato da Fiat con Fim, Uilm e Fismic, senza la Fiom. «Si modernizza la natura dell’intesa, che risaliva al 1971, e si ridimensiona il peso eccessivo dei direttivi sindacali. L’accordo ci riporta vicini alla quantità di permessi che avevamo», Roberto Di Maulo (Fismic).