E Bruxelles si sveglia: «Aiuti a Italia e Tunisia»

Roma«Temiamo che arrivino nuovi e ingenti flussi anche dall’Egitto, attraversato da un terremoto istituzionale». Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni da Catania (dove si trovava ieri per definire con le autorità locali l’accoglienza delle migliaia di immigrati giunti a Lampedusa) confessa le sue preoccupazioni di fronte alla crisi del Nordafrica. Qualche barcone è arrivato anche in Calabria, dove il centro di Crotone è già al collasso. Dall’inizio dell’anno sono stati 5.526 gli sbarchi di migranti sulle nostre coste italiane contro i 52 dello scorso anno. Nelle ultime ore comunque grazie ai primi interventi da parte del governo tunisino nei porti di partenza gli arrivi sono scemati.
Intanto l’Europa pare essersi risvegliata dal torpore e risponde alla richiesta di aiuto dell’Italia. Un aiuto che non potrà essere soltanto economico, insiste il Viminale, perché l’Europa si trova di fronte ad una crisi politica che rischia di provocare un esodo simile a quello che interessò i paesi dell’est dopo la caduta del Muro di Berlino.
È il premier, Silvio Berlusconi, a rendere noto che l’impegno della Ue nei confronti del governo italiano gli è stato confermato dal presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso. Quest’ultimo ieri mattina ha avuto pure un colloquio con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica ha sollecitato l’intervento della Ue e di tutti i governi nazionali «dinanzi alla grave emergenza».
Insomma l’Europa non può più restare a guardare. Cecilia Malmström da Strasburgo annuncia che la Commissione Europea «è pronta a fornire la sua assistenza sia all’Italia sia alla Tunisia» in termini economici ed organizzativi. Il Viminale ha chiesto 100 milioni di euro necessari, spiega Maroni, «per affrontare l’emergenza nei prossimi tre mesi». La Ue non precisa le cifre ma risponde sì. «Siamo pronti a mobilitare un’assistenza eccezionale sotto il Fondo europeo per i rifugiati per il 2011, in più rispetto ai fondi giù stanziati per l’Italia», dice la Malmström. Soldi che serviranno a pagare «strutture di accoglienza, aiuti materiali ed assistenza medica, assistenza sociale, consulenze per le procedure giudiziarie, amministrative e di asilo, aiuto legale e assistenza linguistica», precisa il commissario Ue agli Affari interni.
Per superare la crisi però non è sufficiente offrire assistenza ai profughi. Come ha ribadito il ministro degli Esteri, Franco Frattini, la Ue deve essere in grado di «delineare una visione a medio e lungo termine con un ventaglio di iniziative che riguardi il futuro, lo sviluppo, la crescita, il rilancio sociale ed economico dei paesi della riva sud». E la Malmström riconosce che è necessario «un intervento più strutturale» da parte della Ue che «ad esempio promuova progetti a favore dell’occupazione, soprattutto nel sud della Tunisia».
Sul fronte degli interventi economici il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, propone «la detax, con la quale i governi rinunciano ad una parte di Iva destinandola ai paesi che ne hanno bisogno». Di crisi nordafricana, annuncia poi Tremonti, si parlerà nel prossimo Ecofin.
Intanto in Sicilia si allestirà il primo «villaggio della solidarietà», quello visitato ieri da Maroni e Berlusconi. Si tratta del Residence degli Aranci a Mineo (Catania), che ospitava fino a poco tempo fa i militari americani di stanza a Sigonella. Un complesso residenziale con 404 villette. Preoccupato il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania. «Siamo a disposizione ma l’idea che vengano ammassati qui migliaia di extracomunitari ci preoccupa - confessa Castania - Il residence potrebbe arrivare ad ospitare 7.000 persone, un impatto notevole per il nostro comune che ne conta 5.000». Più esplicito il sindaco di Caltagirone, Francesco Pignataro, che teme il villaggio possa diventare una «bomba ad orologeria». Il prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, rassicura i sindaci e sottolinea che sono molti i siti individuati in Sicilia per accogliere i rifugiati.