E c’è chi crede sia solo un film

Gentile direttore, due anni fa, quando si diffuse la notizia della morte di Fabrizio Quattrocchi, il circolo di An di cui sono presidente, inviò una lettera di solidarietà alla famiglia. Adesso che le immagini della sua morte sono state diffuse, siamo ancora più convinti di avere capito subito «come» Fabrizio era morto; noi, insieme a tanti genovesi per bene, come lei li ha definiti, che non vivono con il livore interiore di chi non ha ideali e rifiuta la profondità di quella frase, che gli aguzzini nemmeno hanno fatto terminare, tanto ne avevano recepito la portata destabilizzatrice.
Mi sono chiesta in questi anni cosa abbia spinto quel ragazzo a dire quello che ha detto. A non rivendicare il proprio nome, ma il suo essere italiano. Significa che dentro aveva da tempo maturato quanto ha saputo trasmettere in pochi secondi, pur nel contesto che lo circondava e che lo stava barbaramente travolgendo, togliendo a lui la cosa più preziosa. La vita. E mentre un nemico senza volto gli toglieva la vita e la possibilità di «guardare», lui apriva gli occhi di tutti noi su uno scenario corale di comunanza e intimità nazionali. Facendoci giungere da tanto lontano e dalla siderale distanza della sua sofferenza, un principio assoluto e incontrovertibile, una sentenza che risuona da due anni e che solo poche settimane fa abbiamo sentito dalla sua «viva» voce.
Quelle immagini di assassinio, non di un film, come forse chi gli rifiuta un'intitolazione pensa di avere visto, non possono non scuotere, non scioccare, non incidersi per sempre nella memoria.
È forse cattiva coscienza quella dei suoi misconoscitori? È la meschinità di chi, immedesimandosi in una situazione, non si intravede né forte né eroico e rifiuta la parte vile di sé, disconoscendo quella condotta pienamente dignitosa, che fa per sempre di Fabrizio una grande, indimenticabile persona.
E che sia proporzionalmente e per sempre grande, il disonore di quei consiglieri (minuscoli) che hanno votato contro, si sono astenuti o, vilmente, sono usciti dall'aula, di fronte alla possibilità di attribuire un civico riconoscimento a Quattrocchi e all'insieme dei valori cui lui ha saputo riferirsi.
Inginocchiato, bendato e legato dentro ad una fossa. Forse è il caso di ricordarlo, a quei suoi indegni concittadini.
Cordiali saluti.
Capogruppo
Alleanza Nazionale
Circoscrizione Centro Est