E il calcio litiga già sulle partite con cui ricominciare

Il commissario Pancalli voleva recuperare subito la giornata persa È prevalsa invece la tesi delle società e si riprende in base al calendario

da Roma

Misure eccezionali uguale tempi più rapidi per la ripresa dell’attività del nostro calcio. La fine dello stop arriverà domani quando il consiglio dei Ministri straordinario approverà il decreto d’urgenza con le nuove norme sull’emergenza violenza.
E se Pancalli avrebbe voluto ripartire con la giornata «slittata» lo scorso fine settimana, quindi con il big match Inter-Roma, la maggior parte delle società si sono opposte a tale soluzione. Dunque, si ripartirà con la quarta di ritorno, quella già programmata dal calendario di inizio stagione per il 10 e l’11 febbraio. In tal caso la giornata con Inter-Roma sarebbe disputata il 21 marzo (alla vigilia del raduno della nazionale per Italia-Scozia di sette giorni dopo) o il 18 aprile, mercoledì nel quale è già programmata la prima finale di Coppa Italia (guarda caso proprio Roma-Inter) che quindi potrebbe slittare a maggio. Essendo la prima una data Fifa ed essendo programmato anche un turno infrasettimanale di B, è più facile che si possa recuperare ad aprile.
Un orientamento di massima verrà dato oggi dal consiglio di Lega - al quale sono stati invitati anche i presidenti di Catania e Palermo Pulvirenti e Zamparini - che sarà poi seguìto dall’assemblea (alle 11 e alle 14 in un hotel di Fiumicino) dove si parlerà anche delle polemiche sulle dichiarazioni del presidente Matarrese. Alle 17, invece, incontro in Federcalcio convocato da Pancalli con le varie Leghe per fare un punto della situazione sulle novità del decreto in arrivo da Palazzo Chigi.
Di certo, dovrebbero essere mantenuti gli anticipi e i posticipi di A e B e la serie cadetta giocherà regolarmente di sabato (con la Juventus che dovrebbe giocare senza spettatori a Vicenza). E qualunque sia la giornata prevista, più della metà degli stadi ospiteranno incontri a porte chiuse. In serie A, potrebbero essere cinque (compresa Genova, che ha il problema delle scarse distanze con fiume e carcere, ma ha l’agibilità da gennaio grazie a un decreto prefettizio) le partite che si disputeranno a porte aperte: Messina-Catania e Sampdoria-Ascoli - anticipi del sabato -, Palermo-Empoli, Roma-Parma e Torino-Reggina, in programma domenica.
Ma l’idea di giocare a porte chiuse oggi nelle riunioni di Lega solleverà non poche polemiche. Ha già cominciato ieri sera il presidente dell’Atalanta Ivan Ruggeri: «Non ho parole per commentare queste decisioni: non vedo perché giocare a porte chiuse, qualcuno mi deve dire che cosa si risolve. Penalizziamo il 99% delle persone che vanno allo stadio e sono persone per bene».
La riunione di domenica al ministero dello Sport, aveva lasciato presagire un riavvio più lento dei campionati. «Il giocattolo si è rotto e non è facile ripararlo in una settimana», le parole poco ottimistiche della Melandri. E poi l’irritazione di Amato dopo la clamorosa uscita di Matarrese alla vigilia dei funerali del poliziotto ucciso, che poteva portare a un blocco quasi «punitivo». Anche se da fonti governative si faceva sapere che la scelta sarebbe stata squisitamente sportiva. Poi gli incontri di ieri (prima quello fra Amato e Melandri, poi il decisivo vertice di Palazzo Chigi) nel quale si è varato il pacchetto di norme che da domani, quando sarà approvato, entrerà subito in vigore. «Noi vogliamo che si giochi, ma servono garanzie e l’ordine pubblico, più che lo spettacolo, è la priorità dello sport», ha sottolineato Petrucci, anche lui soddisfatto per le decisioni del Governo («ma la gestione futura dell’impiantistica da parte della società vorrei che fosse valida per tutti gli sport»).
Anche se nel decreto non comparirà né la responsabilità oggettiva «allargata» all’area riservata (quella tra i tornelli e la zona di prefiltraggio), che era una delle proposte del Coni. E al momento nemmeno il processo per direttissima per i reati da stadio.