E Calderoli convoca i «volenterosi»

Contatti con l’Unione, nei prossimi giorni vertice con Cesa. Ma Maroni frena: temo inciuci. Bossi irritato per non essere stato consultato

da Roma

La Lega Nord ha messo un chip su tutti i tavoli (volenterosi e non) dove si gioca il poker della riforma elettorale. A dare le carte per il Carroccio, almeno per ora, è Roberto Calderoli. Il senatore ha convocato il «tavolo dei volenterosi» giovedì prossimo a Palazzo Madama con una missiva inviata ai presidenti dei gruppi parlamentari, ai leader di partito, al presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Enzo Bianco, e al sottosegretario alle Riforme, Giampaolo D’Andrea.
«Credo che sia assolutamente necessario - si legge nella missiva - verificare le reali volontà delle singole forze politiche e se esista la possibilità di un’ampia convergenza. Secondo Calderoli, l’iniziativa potrebbe «sbloccare lo stallo in cui attualmente ci troviamo» perché «ad oggi nulla di concreto è stato fatto» nonostante l’ultimo appello del presidente della Repubblica Napolitano.
La mossa «irrituale» nasce dall’esigenza di smuovere le acque. I contatti (prima confermati e poi smentiti) di Calderoli con il premier Romano Prodi hanno lo scopo di promuovere «piccoli ritocchi» alla normativa vigente per poi andare al voto. «Chi vuole fare grandi progetti ha in mente solo un governo di larghe intese», ha aggiunto evocando «logiche da pentapartito ante ’92». L’ex ministro delle Riforme ha osservato che «il modello tedesco ormai è tramontato, visto che è stato stroncato dallo stesso presidente Prodi» e quindi «bisogna fare il possibile, non l’impossibile». Legge elettorale e tutti a casa.
Insomma, per Calderoli il vero governo tecnico è quello di Prodi. Anche se il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega sembra offrire una sponda a una riforma minima che piace a Forza Italia e ai prodiani, l’orizzonte delle sue manovre è più ampio. Per martedì prossimo, infatti, ha chiesto un incontro al segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, per «discutere del modello tedesco».
Il sistema proporzionale adottato in Germania con sbarramento al 5% è sempre stato quello più gradito al Carroccio che potrebbe più facilmente conservare la sua rappresentanza viste le buone percentuali raccolte in tutto il Nord-Italia. E ieri il capogruppo alla Camera, Roberto Maroni, lo ha ripetuto. «Ci sono due teorie: una che vuole solo un piccolo ritocco senza toccare la Costituzione. Un’altra, ed è quella che preferisco, ritiene che ci possa essere uno sforzo ulteriore e modificare sia la legge elettorale che la Costituzione con l’introduzione del Senato federale», ha dichiarato.
Ma il rischio-inciucio preoccupa non poco l’ex ministro del Welfare che teme «un governo istituzionale quando non ci sarà più tempo per fare le elezioni». Anche per questo motivo Maroni ha sollecitato il centrosinistra a formalizzare quanto prima la propria proposta attraverso il ministro Chiti invitandolo nuovamente a conferire al parlamento padano. «Non capisco perché debba avere paura del popolo padano, lui che è un uomo del popolo», ha affermato.
Ma quale linea seguirà alla fine la Lega? Secondo quanto si apprende, Umberto Bossi avrebbe preferito essere consultato prima che Calderoli prendesse l’«iniziativa». Senza l’ok del consiglio federale di lunedì prossimo non si dovrebbe muovere foglia.