E il cantore del Cav inventa l’inno ecologista

nostro inviato a Porto Rotondo (Olbia)

A villa La Certosa le ultime note di Andrea Vantini non sono ancora arrivate. Ma da qualche mese l'autore di Menomale che Silvio c'è, inno dell'ultima campagna elettorale del Cavaliere, è alle prese con un nuovo brano ormai in dirittura d'arrivo. Questa volta, però, nessun riferimento a Berlusconi né tantomeno all'Italia «che ha scelto/ di crederci un po'/ in questo sogno». Un «inno al mondo», spiega il trentanovenne cantautore veronese che per l'occasione si è cimentato in un brano filo-ecologista: Di Terra e Mare. Abbandonando di fatto il filone che all'inizio dell'anno l'aveva portato alla ribalta, con articoli e interviste sui giornali e pure con una breve «tournée» quando ha accompagnato gli ultimi comizi elettorali di Berlusconi cantando dal vivo Menomale che Silvio c'è.
D'altra parte, spiega, la questione ambientale «è ormai uno dei temi del futuro e la politica dovrà occuparsene». «Anche se - dice Vantini - la mia convinzione è che non sia un problema da demandare a chi governa». Insomma, «siamo tutti noi che dobbiamo farcene carico». E sul punto il ritornello è piuttosto eloquente: «Siamo noi/ che dobbiamo cambiare/ Siamo noi/ che dobbiamo ascoltare/ Siamo noi/ che dobbiamo amare/ Il gran concerto di Terra e Mare». Una canzone, dunque, di nessuna valenza politica. Anche se c'è chi sussurra che si potrebbe sentire alla convention del Pdl in programma per l'inizio dell'anno prossimo, visto che la questione ambientale è destinata a diventare un cavallo di battaglia del centrodestra. Con un approccio ovviamente diverso rispetto a quello avuto negli ultimi anni dai Verdi e dal centrosinistra. Sul punto, però, Vantini è cauto, perché «questa canzone va ben oltre la politica e il Pdl». Insomma, «credo che nessuno, di destra o di sinistra, possa non riconoscersi nel messaggio, al di là del fatto che la canzone possa piacere o no».
Berlusconi, racconta, «ancora non l'ha sentita». «Ci siamo parlati l'ultima volta il 26 maggio, quando mi ha chiamato per farmi gli auguri per il compleanno, e - dice - ci siamo dati appuntamento per i primi di settembre». Un rapporto, quello con il Cavaliere, nato grazie agli uffici di Aldo Brancher che per primo ha messo sulla scrivania di Berlusconi il cd di Menomale che Silvio c'è. Nel 2007, cinque anni dopo la prima stesura che risale al 2002 («mi venne d'impulso, dopo aver visto una trasmissione di Michele Santoro assolutamente a senso unico»). «Aldo - racconta Vantini - ha l'ufficio ad Affi, una decina di chilometri da Pescantino, dove abito io. Ci conoscevamo e gli ho dato la registrazione della canzone. Non smetterò mai di ringraziarlo per quello che ha fatto». Ai giornali che spesso lo mettono in contrasto con Mariano Apicella (che proprio in questi giorni è nel buen retiro del premier a Porto Rotondo per completare il cd che dovrebbe uscire a fine anno) replica deciso: «Non c'è mai stato un contrasto. Anzi, di lui ho grande stima e se potessimo avere un giorno una collaborazione ne sarei contentissimo».
Qualche strascico, però, il suo inno pro-Cavaliere l'ha avuto. Perché, ricorda Vantini, «i miei colleghi, anche quelli del mio stesso complesso, non erano certo entusiasti». «Berlusconi - spiega - non ha buona stampa, soprattutto nel mondo della musica». Anche se negli anni, dice, «qualcosa è cambiato perché di danni la sinistra ne ha fatti anche lì». «Nel 2002 nel mondo della musica mi vedevano come un lebbroso, oggi le cose sono decisamente cambiate».