E il Carroccio benedice la svolta zapaterista

Cota: «Su extracomunitari e autonomia facciamo come Madrid». Maraventano: «Navi da guerra contro gli sbarchi»

nostro inviato

a Ca’ San Marco (Bergamo)

L’idea l’aveva lanciata qualche giorno fa Roberto Maroni. Che in un’intervista aveva invitato il governo italiano a fare «come Zapatero» in materia d’immigrazione. E a 1.850 metri d’altezza, sul passo che divide la Val Brembana dalla Valtellina, il primo ministro spagnolo raccoglie più d’un consenso. E non c’è solo la questione clandestini, risolta - spiegava il capogruppo del Carroccio alla Camera - introducendo una legge «gemella» della Bossi-Fini e presidiando con le navi della marina militare lo stretto di Gibilterra, ma pure la questione catalana. Certo, restano enormi le distanze su mille altre battaglie, dai Pacs alla bioetica. Ma almeno, per usare le parole del presidente federale del Carroccio Angelo Alessandri, «a loro è toccato un comunista intelligente» mentre «a noi sono restati quelli stupidi».
Spiega Roberto Cota, segretario della Lega Piemonte: «Lo statuto autonomista che ha concesso alla Catalogna è lungimirante. E sull’immigrazione è stato meticoloso». «Ha limitato la possibilità di accedere facilmente alle coste presidiando militarmente le rotte più rapide e - continua Cota - lasciando scoperte quelle oceaniche». Insomma, chiosa il sindaco di Novara Massimo Giordano, lui «è uno che ai clandestini spara davvero». Eppoi c’è il filo spinato tirato su a Melilla e Ceuta, tant’è che il ministro dell’Interno Amato attribuisce anche alla linea dura del governo spagnolo l’aumento degli sbarchi sul nostro territorio. E anche «Lupo», ex guardia padana e oggi mitico autista di Cota, annuisce soddisfatto.
«La Catalogna - arringa dal palco Luca Zaia, vicepresidente del Veneto - ora parla la sua lingua e trattiene le sue risorse». E pure Angela Maraventano - la pasionaria lumbard che a Lampedusa ha portato la Lega al 22% e la bandiera del Sole delle Alpi a sventolare nella piazza principale dell’isola sopra la statua di Giò Pomodoro - approva la linea Zapatero. «Serviva lui per dirci che ci vogliono le navi da guerra?», chiede non senza un pizzico d’ironia.
Non si scompone, invece, Andrea Gibelli. «Nulla di strano - spiega il vicecapogruppo alla Camera - visto che il federalismo, l’autonomismo e la difesa dei popoli sono storicamente dei cavalli di battaglia della sinistra. Solo in Italia la sinistra è centralista e statalista».