E il Carroccio va su tutte le furie: «Schiaffo al Nord»

RomaLa parola non è nuova alla politica, ma la Lega ne ha orrore: coesione territoriale. Se il neopremier Mario Monti aveva pochissime chance di conquistare i padani, con la mossa di ieri le ha azzerate tutte: «La lotta per l’indipendenza ha inizio! Mai più soldi a Roma», era un commento di ieri dal network di Radio Padania. In un governo che al Carroccio non piace per niente in quanto tecnico e non politico, il ministro più bombardato dagli strali leghisti è naturalmente Fabrizio Barca, nuovo responsabile della Coesione territoriale. Un affronto, «uno schiaffo», lo definisce l’ex ministro della Semplificazione, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega, Roberto Calderoli. Soprattutto perché alla «coesione» non fa da contraltare il federalismo, dicastero scomparso nell’esecutivo Monti e che era guidato, fino a una settimana fa, da Umberto Bossi.
Il Senatùr continua a rimanere zitto, ma i suoi alti dirigenti mostrano una linea sempre più dura: «Se il buongiorno si vede dal mattino allora è notte fonda e sarò felice di votare contro la fiducia al prossimo esecutivo», ha affermato Calderoli.
La notte più buia per la Padania non dipende tanto dalle scelte fatte da Monti, che nella sua squadra ha peraltro ben nove ministri del Nord, contro tre del Sud: «Nulla da eccepire sulla qualità e sul livello delle singole persone nominate», dice Calderoli. Ma proprio da quel particolare, da quella parola: «Il riscontrare la nascita di un ministero per la Coesione territoriale - rincara - significa aver creato il ministero del centralismo ovvero che ancora una volta il Nord verrà spremuto per garantire a qualcuno di continuare a mangiare a sbafo... È questo il riformismo di un governo che non ha neanche un dicastero ad hoc per le Riforme?». Il Nord «non potrà accettare questo ennesimo schiaffo».
La coesione del territorio era in realtà una funzione già esistente, prima compresa nel dicastero guidato da Raffaele Fitto, responsabile dei Rapporti con le Regioni. Ma l’aver cambiato il nome al ministero ha fatto completamente imbestialire capi e base leghisti. «Signor Monti - diceva ieri una citazione su Facebook di Max Parisi, ex direttore della Padania - ora non abbia a lamentarsi se faremo di tutto - ma proprio di tutto - per far nascere la Padania». Sulla pagina ufficiale di Radio Padania i commenti erano naturalmente coloritissimi: «Il trionfo della massoneria vaticana»; sul nuovo ministero «c’è da farci una guerra».
Nel nuovo governo è scomparso anche il ministero della Semplificazione che la Lega aveva fortemente voluto nel 2008, alla cui guida c’era appunto Calderoli. Ora ci sono anche i pretesti per stare all’opposizione. Tutta la dirigenza bossiana negativa: ««Balza all’occhio che manca un ministero delle Riforme - commenta anche uno dei meno intransigenti, il capogruppo alla camera Marco Reguzzoni - mentre le riforme sono proprio ciò di cui ha bisogno questo Paese. Eppure avevano detto che le avrebbero fatte come prima cosa».
La vita nuova da forza contro la «grande ammucchiata» come titolava La Padania, per il Carroccio significherà avere i riflettori più puntati addosso. Unico partito di opposizione, la Lega avrà a disposizione ben trenta minuti di tempo nel dibattito sulla fiducia domani a Montecitorio. Per fare dei paragoni, Pdl e Pd potranno usufruire di dodici minuti e gli altri gruppi di dieci.
Dopo l’annuncio della riapertura del parlamento padano, si stanno moltiplicando intanto le iniziative di protesta sul territorio. A Vittorio Veneto sabato 19 si svolgerà un dibattito dal titolo: «Rivolta fiscale! È il momento?», e a seguire il commento: «Le nostre tasse mai più a Roma, ma in Veneto».