E in casa spesso sono botte

Torna l’estate e, con essa, il «rischio abbandono» di animali domestici. Per paradosso, quello che gli scorsi anni sembrava il maggior problema dei quattrozampe, oggi è il minore. Se, infatti, l’abbandono comunemente inteso si manifesta solo in occasione della partenza per le vacanze, perciò, in 2 o 3 scaglioni nei mesi di luglio ed agosto, c’è un altro tipo di abbandono, costante e difficile da contrastare: sempre più spesso, gli animali domestici vengono lasciati soli in casa, rinchiusi in ripostigli e garage, o, per ore, in auto, «messi a posto» come fossero oggetti e non essere viventi. A dare l’allarme è Sos Maltrattamenti, numero verde di denuncia gestito da LAV, Lega Antivivisezione, che in meno di 6 mesi di attività ha ricevuto oltre 1.000 segnalazioni, delle quali il 20 per cento da Roma. «Meno del 10 per cento dei maltrattamenti su animali viene denunciato - dice Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio nazionale Zoomafia - L’attenzione sociale è aumentata, ma è sempre più difficile riconoscere le violenze». A denunciare i maltrattamenti sono per lo più donne. Sono, invece, gli uomini a commetterli, nel 97 per cento dei casi. «Si tratta solo di stime - prosegue Troiano - C’è un consistente sommerso che non si può quantificare». I maltrattamenti, infatti, avvengono, soprattutto, in casa. A denunciarli, perciò, possono essere solo parenti, amici o vicini. Questa obiettiva difficoltà spiega perché, a fronte di una maggiore presenza di gatti, nella capitale le violenze siano per lo più su cani. Non è il numero a essere diverso, ma la visibilità. Nelle abitazioni, lontano da occhi indiscreti, è in aumento l’ancor più preoccupante fenomeno della zoocriminalità minorile. Bambini e adolescenti «sperimentano» il dolore sull’animale di casa. «Il vecchio gioco di tagliare la coda alle lucertole, tipico dell’infanzia - spiega - è diventato più feroce, andando a sfogare la violenza su un membro della famiglia». Da un’indagine del Cnr emerge che gli autori delle violenze sono adolescenti. Le vittime «preferite» sono gatti, conigli e roditori, incapaci di difendersi. Diverse le torture, dalle ferite provocate con elastici e pistole ad aria compressa fino a crocifissione, rogo e sepoltura degli animali vivi. Il delitto non si compie da soli, ma alla presenza di amici - per ricercarne il consenso e dare prova della propria «onnipotenza» - che, per non sembrare da meno, si sentono spinti a fare altrettanto in casa propria. L’allarme non riguarda solo gli animali. Secondo recenti indagini condotte dalla Fbi e da Scotland Yard, i più grandi serial killer della storia hanno un passato da zoocriminali. Seguita da Milano e Firenze, Roma vanta, inoltre, il primato nazionale di capitale del racket di animali rapiti da senza tetto e zingari per ottenere maggiori elemosine, confidando nella simpatia delle persone. «Sono cuccioli, che vengono narcotizzati - impossibile, altrimenti, farli stare tutto il giorno tranquilli in mezzo alla gente - I mendicanti li cambiano spesso, scambiandoli con i colleghi, comprandoli da bande specializzate, oppure vendendoli ai passanti impietositi, a circa 50 euro. A causa delle massicce dosi di farmaci, questi animali hanno vita breve, ma dei loro corpi non si trovano le tracce». Alcuni vengono uccisi quando il malessere è così evidente da renderli «inutilizzabili», altri sono lasciati, soli, a morire. «Altri ancora - conclude Troiano - acquistati nei mercati dell’Est a pochi euro, perché malati, sotto antibiotico e con falso pedigree sono rivenduti ai negozianti, che a loro volta li mettono sul mercato, per centinaia di euro». Si alimenta così un altro triste racket, a scapito della salute di quello che, forse, ormai, solo sulla carta, è il migliore amico dell'uomo.