E Casini esce allo scoperto: rifare il centro è un dovere

L’ex presidente della Camera: finiamola con le litanie contro l’unificazione dei moderati I sospetti di Verdi e Pdci sulla Margherita

Roma - Eccola ribollire, la pentola centrista, coi consueti suoi vapori e odori. C’è chi, come il capogruppo dei deputati casiniani Luca Volonté, intravede già i tempi del pensionamento di Prodi, «appena chiuse le partite di Iri 2 e scalata a Generali», con conseguente apertura del grande e agognato scenario. È l’ennesimo sogno di mezz’inverno, il fuoco nostalgico che s’accende a ogni crisi dello schieramento pro tempore al governo? Probabile, ma il fantasma riesce a spaventare ogni volta alleati e avversari, se da sinistra si grida alla «congiura», se Rutelli deve tranquillizzare che «la maggioranza è quella uscita dalle urne», se da Forza Italia s’alza la doppietta contro Casini e Rutelli, e se quest’ultimo non trova sponda alla sua destra nello scontro sulla politica estera, proprio per il timor di «inciucio» con Casini.
Un postdemocristiano di provata fede berlusconiana come Gianfranco Rotondi, che si dice convinto(?) del bipolarismo, sentenzia che Casini «dice chiaramente cosa bolle nel pentolone: il trio Casini-Rutelli-Mastella parla di pacs ma pensa al neocentrismo». Il leader dell’Udc infatti, ieri in un’intervista a Repubblica, più che uscire allo scoperto s’è denudato, erompendo: «È ora di finirla con questa stucchevole litania contro qualsiasi progetto che metta insieme i moderati. Anzi, le manovre neocentriste sono diventate un dovere». Elogiando e sollecitando i fratelli separati senza mezze parole, perché «Rutelli ha spiegato che la misura è colma. Mastella ha votato con il centrodestra sui temi etici. Dini e i teodem sono evidentemente a disagio». Onde concretizzare il messaggio, eccoti il segretario del partito Lorenzo Cesa, dichiarare al Sole 24 Ore che «alle prossime amministrative in alcune situazioni Margherita e Udc potrebbero fare lista insieme».
Nell’Udc s’è immediatamente inviperito Carlo Giovanardi ovviamente, «vogliamo ripetere il caso di Bolzano?» (dove l’Udc nel 2005 si schierò con il centrosinistra) ha chiesto opponendosi al «continuo tentativo di sgretolare il centrodestra»: la scelta indicata da Cesa è «inaccettabile nel metodo e nel merito». Anche Maurizio Ronconi dichiara che «l’Udc non pensa al terzo polo», ma con buona pace sua e di Giovanardi, l’Udc è nelle mani di Casini e del vicario Cesa. E ha un bel dire Pierluigi Castagnetti, uomo ombra della Margherita, che quella di Casini «è una polpetta avvelenata offerta alla maggioranza»; o ancor più l’astuto Enzo Carra a bollare «le reazioni infastidite» alle parole di Casini: non aiutano un bipolarismo che si sta rivelando «autoreferenziale se non addirittura autistico».
Guardate le reazioni degli «altri», per saggiare quanto sia concreto il ribollire della pentola centrista. Che so, il «piacere» del rifondarolo Russo Spena al «no di Rutelli a Casini», con l’auspicio che l’accordo nell’Unione «sventi la minaccia centrista». O la sollecitazione del verde Angelo Bonelli affinché Udeur e Margherita «escano dall’ambiguità». E ancora l’allarme del comunista Diliberto per «la componente moderata che rischia di mettere nei guai Prodi». O la Rosa nel Pugno, che per voce di Villetti avverte come tra Udc, Udeur e Margherita «si formerebbe un partito agli ordini del papa».
Saran ruspanti e poco raffinati i leghisti, ma val la pena chiudere con Piergiorgio Stiffoni, che se la prende con «chi vuol far ritornare la vecchia Dc col neocentrismo in salsa Opus Dei»; e riferendosi a Casini, Rutelli, Mastella, Follini «e gli altri», così sentenzia: «Tra galli, o combattono o diventano capponi. Nel recinto del neocentrismo queste sono le due alternative, e personalmente presumo per la seconda ipotesi». Presume Stiffoni...