E chi andrà a riposo tre anni prima perderà il 10%

Serena Cipolla

da Milano

Potrebbe ammontare a circa il 3% l'anno il disincentivo per chi lascerà il lavoro prima di avere compiuto i 60 anni. Quindi per esempio chi sceglie di dare forfeit tre anni prima, cioè a 57, avrebbe diritto a un assegno pensionistico lordo decurtato del 10 per cento. Sono i calcoli dell’economista Elsa Fornero docente presso l’università di Torino e componente del nucleo di valutazione della spesa previdenziale presso il ministero del Lavoro. Secondo la docente universitaria, la possibilità di utilizzare queste misure vanno nella giusta direzione: «Se vogliamo applicare correttamente gli incentivi e tenere conto dell'aspettativa di vita - spiega - allora bisogna considerare che ogni anno dovrebbe valere circa il 3% della pensione. In pratica: uscire dal lavoro a 57 anni invece che a 60 vuol dire ricevere una pensione tagliata del 10% rispetto a un lavoratore con le stesse caratteristiche che smette l’attività a 60. Al contrario: chi sceglie di proseguire il lavoro fino al compimento dei 63, potrebbe contare su un trattamento pensionistico superiore del 10-12% rispetto a chi lascia tre anni prima. Secondo l’economista, infatti, è necessario andare verso un sistema previdenziale che tenga conto dei contributi versati, degli anni di lavoro e dell’aspettativa di vita. Conti alla mano la professoressa offre una soluzione basandosi sull’ipotesi ventilata di offrire la possibilità ai lavoratori di utilizzare il pensionamento flessibile. Una formula secondo Elsa Fornero: «Che significa libertà di scelta per i lavoratori il cui costo però non deve ricadere sulle spalle dei contribuenti ma di chi ne usufruisce. Questo è un concetto di equità». È giusto, secondo l’economista, pensare alle pensioni come una contropartita dei contributi versati durante la vita lavorativa. Insomma chi ha versato di più prende una pensione più alta di chi ha versato meno. Più alta è l’età che si sceglie per andare in pensione, più consistente deve essere l’assegno che si percepisce. Secondo Elsa Fornero le entità delle pensioni devono dipendere dai numeri e non dalla discrezionalità dei politici: «Quando è stato usato questo criterio - dice - il risultato non è stata la solidarietà verso la fascia della popolazione più bisognosa, ma una conferma dei privilegi per alcune categorie professionali». E aggiunge: «È un falso mito della sinistra che le pensioni contributive penalizzano i più sfortunati. Al contrario, questo criterio di calcolo per stabilire l’entità delle pensioni è più trasparente ed equo». E infine l’economista suggerisce: «Il governo dovrebbe fare un intervento serio su tutta la materia, compresa la previdenza integrativa. La gente non ha fiducia nel sistema previdenziale privato mentre sarebbe invece necessario incentivare l’educazione a questo tipo di risparmio».