E ci sono anche l’oro e le opere d’arte

CONSIGLI Meglio puntare sul periodo classico. E per il metallo giallo attenti al «sovrapprezzo»

Si chiamano beni rifugio, perché sono considerati un approdo sicuro in tempi di tempeste finanziarie e perché mantengono il loro valore nel tempo, garantendo un riparo dalle fiammate dell’inflazione. Sono dunque scelte adatte per diversificare gli investimenti, a patto di considerarli impieghi di lungo periodo e non occasioni di speculazione. Come in tutti i mercati, però, è bene avventurarsi con prudenza e affidarsi agli esperti.
Il mercato dell’arte
Il giro di vite sui consumi ha fatto sentire i suoi effetti anche sul mercato dell’arte. Ma a soffrire è soprattutto l’arte contemporanea, quella con le quotazioni più instabili, meno adatta all’investimento. Dice Alessandro Porro, amministratore delegato di Porro Art consulting, storica casa d’aste milanese: «I maestri riconosciuti della pittura antica, ma anche pittori del ’900 come Sironi, De Pisis, De Chirico, non solo hanno valori stabili, ma si rivalutano nel tempo. L’importante però è fare delle scelte di qualità, non basta il nome, è necessario che l’opera sia di valore». Va da sé che il mercato è riservato a patrimoni di una certa consistenza. Porro fa notare come l’arte classica oggi abbia comunque valutazioni inferiori a quelle dell’arte contemporanea: «Costa meno un quadro di un maestro rinascimentale, che un’opera di Lucio Fontana», afferma. Ma quanto bisogna investire? «Con 50mila euro si può comprare una tela di qualità del ’600, per esempio del Barocco genovese o lombardo. Con poco più di 100mila si può acquistare un quadro del Tiepolo».
E quello dell’oro
Dai tempi di Mosè viene tesaurizzato e tutt’ora è considerato il bene rifugio per eccellenza. Non stupisce che nella tempesta sui mercati finanziari dei mesi scorsi le quotazioni dell’oro abbiano raggiunto i massimi storici. Il prezzo sul mercato internazionale però non è stabile. Tra il 1988 e il 1999, per esempio, la quotazione si è dimezzata, mentre nei dieci anni successivi si è quasi quadruplicata: dai minimi di 253 dollari l’oncia dell’estate del 1999 fino ai 1.000 dollari del febbraio scorso. Ora è poco sopra i 900 dollari. Certo, rispetto alla finanza, il metallo giallo ha il fascino dell’investimento solido, che non si volatilizza da un giorno all’altro come i titoli della Lehman Brothers. I privati dal 2000 possono comprare oro per investimento in esenzione di Iva, ma se si decide di acquistare, è bene rivolgersi a intermediari affidabili: al primo posto ci sono le banche svizzere. Alcune società e commercianti privati, pur autorizzati, infatti, caricano costi elevati e vendono i lingotti a prezzi che non riflettono le quotazioni giornaliere del mercato.