E il cinese decise: sarò milanese a vita. E anche oltre

Wong Hung-Hing è il primo immigrato orientale a farsi costruire una tomba di famiglia (a Lambrate)

Milanese a vita. E anche nella morte, il desiderio di Wong Hung-Hing. Cinquantadue anni, cinese di Hong Kong, da più di trentacinque partito da casa dove non intende proprio più fare ritorno. Alla faccia delle malinconie da emigrante. «C’è troppo caldo», sorride seduto al tavolo del ristorante cinese con vista sul retro di Palazzo Reale dove ha appena finito di cucinare il più classico dei menù. Ottimo, ma non sarà per le sue qualità di cuoco che mister Wong rimarrà nelle cronache cittadine. Piuttosto perché è il primo cinese che ha deciso di farsi costruire una tomba di famiglia. Un monumento in cui essere sepolto e in cui far riposare i suoi cari e, così almeno lui spera, anche la sua discendenza. Sì, perché il «giardino cinerario» che sarà costruito a Lambrate può ospitare otto cassettine. E, considerando che mister Wong ha una moglie (sposata a San Pietro, Città del Vaticano) e solo un figlio, i conti sul futuro sono presto fatti. Concessione firmata negli uffici del Comune di via Larga con scadenza novantanovennale. Tutto a posto, dunque, per gli Wong fino al 23 marzo 2103.
«Da qui non mi muovo più - assicura il previdente capofamiglia -. Ho girato tanto, ma a Milano mi sono trovato bene. La gente è simpatica, mi tratta bene». Non sarà perché qui c’è più lavoro? «Anche, ma con l’euro le cose purtroppo sono cambiate. Non è più come una volta». Ma non ha proprio nostalgia? «Prima tornavo per le vacanze, ma adesso ogni volta che vado finisce che mi ammalo. No, voglio star qui». E suo figlio? «Ha trent’anni, starà qui anche lui».
E allora l’integrazione passa anche per il camposanto. «No, non sono religioso». Ma a lasciare il suo nome inciso su una lapide ci tiene. L’incarico all’architetto Alessandro Liuzzi che disegna il sepolcro di granito rosso su cui troneggia un’enorme moneta. Cinese e piuttosto vecchia. Una di quelle che mister Wong aveva in tasca quando sette lustri fa partì da Hong Kong in cerca di fortuna. «Sicuramente - commenta l’assessore Giulio Gallera - un passo significativo verso l’integrazione della comunità cinese nella nostra città multietnica». Vero. E solo l’inizio, visto che facendo qualche telefonata nella Chinatown milanese si scopre che un facoltoso imprenditore di via Bramante ha già fatto richiesta per un’edicola. Al Monumentale però. Nessun problema di soldi e di tempi d’attesa. «Vuol essere sepolto tra i grandi della città».