E Clooney racconta il papà politico

Tra i film natalizi più attesi in Italia c’è Le idi di marzo, interpretato, sceneggiato e diretto da George Clooney. Ambientata in un futuro molto vicino a noi durante le «primarie» in Ohio per la presidenza del Partito Democratico, la pellicola è un manifesto contro gli inganni e la corruzione della politica.
Per quanto basato sulla pièce teatrale Farragut North di Beau Willimon, il lavoro è in buona misura autobiografico, in quanto anche il padre di George, il 77enne Nick Clooney, giornalista e anchorman, ha tentato non molti anni fa la carriera politica. E con scarso successo, pur senza subire coltellate da chi ha congiurato contro di lui. «Mi presentai alle elezioni, ma la fama di mio figlio mi danneggiò e per questo mi hanno sconfitto», ha confessato papà Clooney al settimanale Gente. Era il 2004 e Nick aspirava a un posto nel Congresso per il Partito Democratico. Ma il suo sogno s’infranse a causa della strategia «offensiva» del suo antagonista repubblicano Geoff Davis che lo accusò d’essere uno snob come il figlio, un ricco attore che recita la parte dell’attivista sociale. «Le critiche rivolte a me erano un attacco a George», afferma Nick.
Ma ora, ecco che il film del celebre figlio (presentato in anteprima all’ultima Mostra del Cinema di Venezia) arriva a vendicarlo. «Credo sia uno dei suoi lavori migliori - commenta Clooney senior -. In me da una parte c’è la soddisfazione di essere stato un esempio per mio figlio, dall’altra una forte amarezza per non essere riuscito a diventare un rappresentante del popolo americano».