E il Colle dettò la linea ai Democratici tentati dalla voglia di girotondi

Avvertimento al Pd: «Non bisogna paralizzarsi in contrasti ideologici. Senza partigianeria politica ce la faremo»

da Roma

Stavolta il messaggio è arrivato. Qualcuno l’ha letto e ha fatto buon viso, come Anna Finocchiaro: «Benissimo Napolitano, ma non capisco l’entusiasmo scomposto del centrodestra». Qualcuno più furbo, Walter Veltroni, l’ha già fatto suo: «Condivido i contenuti e l’ispirazione, sta cercando di ridare serenità al Paese». Qualcun altro, come Silvio Berlusconi, ha notato che il capo dello Stato «ha accolto le preoccupazione dei presidenti delle Camere», provocando però la successiva puntualizzazione del Quirinale: «La lettera al Csm è un’iniziativa autonoma e preparata da tempo». E qualcuno adesso fa il vago. È il caso di Antonio Di Pietro: «Mi auguro che Napolitano non firmi il decreto blocca-processi».
Sì, stavolta il messaggio è arrivato davvero. Basta con gli appelli alla ragione, con quelle «lettere in bottiglia» che, quando non si perdono nel mare agitato della politica italiana, restano sulla spiaggia ignorate da tutti. Basta con gli inviti al dialogo. Se davvero si vuole, come dicono sul Colle, «ricostruire un minimo di clima», meglio un approccio diretto, un documento ufficiale e pubblico, per «evitare dubbi e equivoci» e «non dare adito alle solite polemiche e confusioni».
I primi destinatari delle parole di Napolitano sono ovviamente i giudici, intesi come gruppo di pressione e come potere costituzionale. Il Csm, ha detto il capo dello Stato a chiare lettere, può «dare pareri» sulle leggi che concernono l’ordinamento giudiziario, ma non può «interferire con le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento» e soprattutto non può fare il «vaglio di costituzionalità», che spetta ad altri. Insomma, non può essere né un partito né tantomeno una Consulta-bis.
Ma la missiva del Presidente è stata spedita anche ad altri indirizzi più strettamente politici. Il Pd, innanzitutto, che in questa fase sta oscillando tra la voglia razionale di fare un’opposizione moderna, dura ma sui fatti, e l’attrazione fatale del radicalismo girotondino alla Di Pietro, che si è autonominato campione dell’antiberlusconismo. Polemiche, delegittimazione reciproca, veleni, verbali, ostruzionismo, raffica di voti di fiducia: il Colle vuole spezzare questa spirale che non promette nulla di buono e cercare «una soluzione equilibrata che è ancora possibile».
E Napolitano l’ha spiegato bene in mattinata, durante un convegno con Henry Kissinger organizzato dall’Aspen Institute, quando ha messo in guardia dal rischio di «paralizzarsi da contrasti ideologici» e da divisioni incomprensibili pure su materie che dovrebbero trovare tutti d’accordo. Dobbiamo strappare la «camicia di forza» che ci blocca. «L’Italia deve liberarsi da quella che gli americani chiamano hyperpartisanship, ovvero un eccesso di partigianeria politica che è l’esatto contrario della bipartisanship». Se riusciremo a fare questo, ha concluso, «il Paese ce la farà».
Dunque, basta con «le facili polemiche» è l’ora «del rispetto reciproco e del senso del limite». In questi giorni il capo dello Stato ha osservato con grande preoccupazione quello che accadeva nel campo del centrosinistra, in vista anche della manifestazione dell’otto luglio organizzata da Di Pietro: una pericolosa occasione per far salire ancora la tensione. Così, ha accolto come un’ottima notizia il cambio di strategia di Veltroni, che ha deciso improvvisamente di non seguire l’Italia dei Valori sulla strada dell’opposizione di piazza. E ha anche molto apprezzato lo scudo offerto dal loft di fronte alle pressioni dipietriste sul pacchetto sicurezza del governo. «Il Presidente della Repubblica - ha detto infatti il capogruppo Antonello Soro - non ha alcun bisogno di suggerimenti. Deciderà con equilibrio e autonomia». Insomma, c’è chi sostiene che sia stato proprio Napolitano a dare la linea al Pd. Il messaggio è arrivato, ma basterà per «riaprire spazi di confronto» e normalizzare l’Italia?