E le commesse licenziate occupano la Benetton

Nel megastore in corso Vercelli da sabato, sacco a pelo e microonde: «Noi non ce ne andiamo»

I sacchi a pelo li hanno messi al primo piano del negozio, dove fino a qualche mese fa c’era il reparto per bambini «0-12». Sopra invece, c’è la cucina: un forno a microonde e il necessario per mangiare qualcosa. «Ormai è la nostra casa, stasera arriva anche la televisione». Accade in corso Vercelli al civico 8, dove i lavoratori e lavoratrici addette al negozio di abbigliamento Benetton stanno occupando da sabato sera il punto vendita per protestare contro il licenziamento avviato dalla Tov srl, la società che ha in franchising il megastore. Ma andiamo con ordine. Il 18 febbraio la Tov comunica ai suoi 32 dipendenti di aver avviato nei loro confronti la procedura di licenziamento, e che a partire da ieri sarebbero stati messi in ferie forzate. Oltre a far riferimento alla crisi generale, l’azienda motiva la decisione dicendo di aver ricevuto sfratto dalla Benetton e la mancata consegna della merce da dicembre ad oggi.
«Di solito, verso l’inizio di dicembre, arrivano i capi della nuova collezione - spiega Maria Luisa Mandaroni, delegata sindacale Cgil e una delle 32 addette licenziate -. Ma quest’anno non c’è stata alcuna consegna. Dalla direzione ci rispondevano che era solo una questione di giorni. Dicevamo la stessa cosa anche ai clienti». Peccato che poi è arrivata la lettera dell’azienda. «La ragione del perché Benetton abbia sfrattato la Tov forse non la sapremo mai - continua Maria Luisa -. Dicono che la merce sia alle porte di Milano. Nel lecito, noi continueremo a lottare per essere riassorbite e finché non ci sarà la cessione a un’altra azienda. Lo facciamo per la nostra dignità». Di lavoratrici, assunte a tempo determinato o indeterminato, alcune con un’anzianità anche di vent’anni. Di madri e mogli con una famiglia da mantenere. Di donne che hanno sempre fatto questo mestiere nel miglior modo possibile. Come Silvia che un’occupazione così l’aveva già fatta nel 2001, quando il negozio dalla Standa era passato alla Benetton. Anche in quel caso, ricorda lei, le ragioni erano le stesse e alla fine avevano vinto loro. «Ho vent’anni di anzianità che rischio di perdere se il cambio di gestione non avviene prima che il licenziamento diventi effettivo. E se il nuovo gestore non ci riassume, rimangono solo le liste di disoccupazione». Non ci vengano a dire che hanno chiuso per la crisi, protestano le commesse: questo è il megastore più grande e redditizio che Benetton ha aperto a Milano e gli affari qui vanno benissimo. Persino i clienti stanno dalla loro parte e sostengono la lotta delle commesse. «Lo sanno anche i sassi che qui verrà la società Milano Report, 50% di Benetton e 50% di Percassi». «Grazie alla protesta delle commesse, la Benetton si è detta disponibile a trovare una soluzione - ha detto Graziella Carneri, segretario generale della Filcams Cgil di Milano -. Allo stato attuale non c’è una procedura di cessione, ma di mobilità. Pensiamo che la responsabilità sia della società Tov e che non ci sia stata chiarezza: questo negozio andava benissimo, le ragioni per cui ha chiuso sono altre. Faremo di tutto per sostenere i lavoratori che se perdono il posto non potranno godere degli ammortizzatori sociali perché sono sotto le 50 unità».