E il commissario Bassolino non arresta le spese sui rifiuti

nostro inviato a Napoli

Che anni quelli in cui il commissario Antonio Bassolino non arrestava né le spese pazze né l’incedere marziale della spazzatura. Anni d’oro (dal 2000 al 2004) che passeranno alla storia per una straordinaria malagestione del problema rifiuti da parte dell’attuale governatore della Campania che oggi rischia il rinvio a giudizio per certe scelte scellerate sul fronte della raccolta e smaltimento della spazzatura (Bassolino si è difeso sostenendo che firmava gli atti senza leggerli). L’attività del carrozzone emergenziale da lui diretto torna d’attualità leggendo fra le centomila pagine depositate dai Pm nell’atto di chiusura delle indagini: 900 milioni di euro per risolvere l’emergenza-rifiuti (che tale è rimasta), di cui 617 già spesi.
Clientele differenziate
Nei cinque anni di strapotere bassoliniano si sono collezionate una quantità di assunzioni pari a 144 milioni di euro. Nel 2001, per il solo impiego nella raccolta differenziata (praticamente inesistente nella regione) oltre 2.400 lavoratori socialmente utili sono stati assunti a tempo indeterminato per un ammontare annuo di 55 milioni di euro. Secondo un dossier del commissario Catenacci, successore di Bassolino, è gente che guadagna 3 milioni di lire al mese senza lavorare non essendo decollata la raccolta differenziata per cui si erano stanziati 170 milioni di euro onnicomprensivi dell’acquisto di automezzi (più di 50 sono stati rubati).
Sacchetti e buste-paga
Raffrontando i bilanci delle precedenti gestioni alla voce «emolumenti annuali alla dirigenza del commissariato» si scopre che nel 1998, commissario straordinario Rastrelli (An), gli euro stanziati sono appena 16.638 che crescono a 106mila l’anno dopo con Losco. Nel 2000, arrivato Bassolino (Ds), la cifra schizza a 250mila, che diventa 698mila euro nel 2001, eppoi 1milione 130mila nel 2002 per salire ancora di 10mila euro – sempre con il governatore rosso - nel 2003.
Ha riferito Paolo Russo, presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti: «Solo per gli stipendi di un vice e due subcommissari sono stati spesi 1,140 milioni nel 2003. Poi ci sono 400mila euro corrisposti al Verde Riccardo Di Palma, nominato da Bassolino subcommissario per il sottosuolo. Ai vice e ai subcommissari sono state pagate anche le spese per le trasferte da casa agli uffici del commissariato, sebbene i loro emolumenti dovessero essere considerati onnicomprensivi. E poi le uscite per i telefoni, 725mila euro dal 1999 al 2003». Per l’affitto di 4 uffici del commissariato l’uscita è di 857.000 euro.
Il call center muto
Istruttiva la vicenda del «call center ambientale» della società «Pan» costato oltre 10 milioni di euro: tra proposta del consorzio e accettazione del progetto (vincente senza gara) passa solo una settimana. La media delle telefonate è risultata di 4 al giorno per 34 dipendenti fissi. Stessa sorte per il progetto telefonico «Eurecho» nel campo del materiale degli inerti, vinto da un’Ati e poi gestito da «Pomigliano Ambiente».
Il suono della sirenetta
Un altro spettacolare flop da 6 milioni di euro è il progetto «Sirenetta» per controllare via computer la movimentazione dei rifiuti nella regione. Si trattava di piazzare mille apparecchi elettronici sui camion, ma metà degli autisti si ribellarono e non se ne fece nulla. Nel frattempo, dei 90 siti di stoccaggio da monitorare, piano piano si era scesi a 60 e infine a 12, ma a tale riduzione non si sarebbe accompagnata una corrispondente revisione delle spettanze. E per il ritardo nella consegna, venne addirittura stilata una ordinanza che aboliva la penale.
Incarichi sempre urgenti
Nonostante l’enormità di esperti del settore già a disposizione, con la scusa «dell’urgenza nell’emergenza» il commissario Bassolino ha offerto 2 consulenze a settimana per 5 anni, che fanno 500 incarichi per 9 milioni di euro (con singole punte massime di 150mila euro) per sforare il tetto dei 28 milioni se si conteggiano anche le convenzioni. Due studi universitari, per un totale di 465mila euro, sono rimasti nei cassetti. Anziché avere il carattere dell’eccezionalità, e spesso senza chiarire l’oggetto della prestazione, le consulenze sono state la prassi.
Guadagna la camorra
Per capire chi ha tratto beneficio da questo sfascio basta leggere le conclusioni di una relazione sul tema del 12 marzo 2004: «Se è vero che quello dei rifiuti era un settore esposto all’inquinamento della criminalità (tanto da indurre la struttura a intervenire su alcuni appalti ai Comuni rivelativi, per l’anomalia dei costi, di una gestione illegale), l’azione del commissariato doveva quanto meno ridurre la cifra del fenomeno. E ciò non è accaduto». Anzi.
La diossina di Calabricito
Al di là delle proteste di piazza, delle 990 discariche abusive censite tra Napoli e Caserta, dei fumi velenosi che si alzavano ogni notte dai rifiuti sparsi ovunque, va citato il dato raccolto dalla Sogin: l’esito delle verifiche effettuate a Calabricito, vicino Acerra, ha riscontrato percentuali di inquinamento da diossina «anche centomila volte superiori ai parametri di legge».
Affari di famiglia
Giorni fa a capo dell’«Asìa» – l’azienda pubblica che gestisce i rifiuti – il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, ha messo l’ex capo della sua segreteria politica nonché ex assessore comunale, Pasquale Losa. Come amministratore delegato i Ds (con Bassolino) hanno imposto l’ex subcommissario Ciro Turiello che stando alla denuncia di Amedeo Laboccetta di An «è fratello di Giuseppe Turiello» il cui nome figura nella società «Oram» che ha gli uffici nello stabile dell’«Asìa» in via Antiniana 2 a Pozzuoli, e che alla stessa «Asìa» già fornisce beni e servizi nel campo della raccolta differenziata. Nessuna incompatibilità, fa sapere la sindaca partenopea.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it