E in Comune scoppia l’epidemia

Il sindaco denuncia: un dipendente municipale su due marca visita nel periodo delle ferie estive

da Milano

Epidemia improvvisa o ferie aggiuntive? Il dubbio deve avere attraversato la mente del sindaco di Adrano, nel Catanese, quando si è reso conto che nel suo municipio la salute degli impiegati era drammaticamente peggiorata con l’arrivo dell’estate: dal primo giugno al 18 agosto uno su due era in malattia. Per l’esattezza, il morbo misterioso ha colpito 90 impiegati su 204, cioè il 44%: ancor più grave la situazione tra i precari (indicati dalle criptiche sigle Lsu e Puc, ovvero Lavori socialmente utili e Progetti di utilità collettiva) dove hanno marcato visita 73 lavoratori su 151.
Scherzando ma non troppo, il primo cittadino Fabio Mancuso (eletto per la seconda volta nel 2005 nelle liste dell’Udc) ipotizza «un centro medico da istituire all’interno del palazzo comunale, visto che la salute dei nostri impiegati è così malferma». Poi torna serio, spiegando le ragioni dell’insolita indagine: «Ero sommerso dalle lamentele dei cittadini, che si presentavano per la sanatoria edilizia o questioni tributarie e venivano sistematicamente rinviati a settembre per mancanza di personale. Così, ho verificato che cosa stava accadendo e quando ho constatato la situazione non ho potuto fare a meno di denunciarla pubblicamente».
Insomma, vuol dire che in Comune ci sono dei malati immaginari? «Io non voglio accusare nessuno, ho agito, per così dire, da fotografo: mostro a tutti la realtà per quello che è. Lungi da me contestare il diritto alla salute, ma non dimentichiamo il diritto-dovere di servire i cittadini: e credo anche che un maggiore senso di responsabilità potrebbe avere un effetto placebo su certe malattie».
Comunque, il battagliero sindaco non intende fermarsi qui: «È solo l’inizio, d’ora in poi monitorerò regolarmente le condizioni dei dipendenti comunali. E mi aspetto la collaborazione dei sindacati, che dovrebbero avere a cuore il diritto alla salute dei lavoratori. Anzi, spero che questa vicenda superi i confini comunali per dare un segnale a livello nazionale: abbiamo bisogno di liberarci da troppi lacci e lacciuoli, che impediscono alla politica di essere un servizio». E Fabio Mancuso non è certo uomo che si arrende facilmente: dichiarato decaduto dalla carica di sindaco in quanto eletto all’assemblea regionale, ha proseguito la battaglia fino alla Corte di Cassazione, che gli ha dato ragione nel luglio scorso, restituendogli la carica di primo cittadino.