E la comunità ebraica «Difficile dargli torto»

da Roma

«È difficile dare torto a Berlusconi». Si fanno sempre più freddi i rapporti tra il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema e la comunità ebraica. Ancora una volta è Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica romana, a sottolineare come alcune sortite del titolare della Farnesina non possano non risultare sgradite al suo popolo.
Pacifici tiene a specificare che «sarebbe ingeneroso dare un giudizio negativo sulla politica estera complessiva del governo», perché spesso, aggiunge, «ciò che pensa il ministro degli Esteri D’Alema non coincide sempre con quello che esprimono alcuni suoi sottosegretari, alcuni autorevoli membri della maggioranza e lo stesso presidente del Consiglio Romano Prodi». Come a dire che la voce del ministro D’Alema suona a volte molto stonata anche rispetto al coro del governo di cui fa parte.
«Non si può definire il governo anti-americano e anti-israeliano», osserva Pacifici nel commentare le osservazioni del capo dell’opposizione Silvio Berlusconi nei confronti del titolare della Farnesina. «Cosa diversa sono alcune affermazioni di D’Alema, che certamente non possono essere considerate filo-israeliane», prosegue Pacifici che però riconosce «alcuni passi avanti» registrati quando D’Alema ha incontrato il presidente palestinese Abu Mazen e non il movimento Hamas.
E anche per quanto riguarda l’Iran, il rappresentante degli ebrei capitolini dà atto a D'Alema e al governo di aver condannato i propositi antisemiti del presidente Mahmoud Ahmadinejad. «Ci sono certo interessi economici del Paese che dettano inevitabilmente la sua politica estera», aggiunge Pacifici in riferimento agli scambi commerciali italo-iraniani precisando che «è pure vero che gli interessi economici non possono ignorare gli interessi della sicurezza» in riferimento al «riarmo nucleare» di Teheran.
Non è la prima volta che a nome della comunità ebraica Pacifici stigmatizza le dichiarazioni di D’Alema su Israele e la sua politica. Proprio pochi giorni fa il portavoce aveva denunciato come il ministro D’Alema avesse rappresentato «sul conflitto medio orientale una posizione decisamente pregiudizievole nei confronti della politica dei governi di Israele». Pacifici aveva pure detto di aspettarsi un chiarimento anche sulle affermazioni rilasciate dal ministro nell’ambito di un’ampia intervista all’Espresso nella quale D’Alema «faceva riferimento a lobbies ristrette del nostro Paese che impediscono un sereno giudizio sul conflitto medio orientale». Il portavoce della comunità romana aveva poi tenuto pure a specificare che si augurava che il ministro smettesse «di lamentarsi di fantomatiche accuse di antisemitismo che nessuno all'interno della leadership comunitaria non solo ha mai pronunciato ma neanche mai pensato». Come a dire che non è certo da parte della comunità ebraica che si accendono le polveri e si ricerca la polemica.