E Confalonieri respinge l’attacco del «Corriere» a Mediaset

RomaLa pirateria del web «libero», nuova ideologia popolare (si veda l’ingloriosa fine della legge sui blog...), parassita distruttivo (ma intoccabile) per le aziende che producono contenuti: le major cinematografiche, grandi e piccole, le case discografiche e le tv. Dunque la questione è anche politica, e ci ha messo poco il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri (nella foto) ad arrivare lì, all’ideologia, prendendo la parola al convegno organizzato da Mediaset su «Diritto d’autore e creatività (con Aldo Grasso, Giancarlo Leone, Corrado Calabrò, Riccardo Tozzi, Oscar Giannino, il ministro Galan). «Com’è possibile che non siamo stati capaci di far passare un concetto così banale, che bisogna pagare ciò che si consuma? - attacca il presidente Mediaset -. Ho tre nipoti, la parola d’ordine è “gratis”, ma questo non va bene! Quando siamo nati noi ci davano dei “corsari”... quando Berlusconi era venuto qui a Roma, prendendosi forse del cumenda che si fa imbrogliare dai romani e aveva messo due miliardi di lire, cifra enorme, per 300 film della Titanus. Eravamo sì corsari ma nel pieno rispetto del diritto d’autore!». I nuovi player invece, cioè i vari Google, Youtube (con cui Mediaset ha vinto una causa), Facebook, sfruttano contenuti prodotti da altri senza pagare il «biglietto». In un vuoto legislativo e con l’approvazione dell’opinione pubblica. Specie, fa subito capire Confalonieri, se il danneggiato si chiama Mediaset, e quindi famiglia Berlusconi. «E allora mi domando, uno come Mucchetti (Massimo, vicedirettore al Corriere, ndr), secondo cui dopo Berlusconi sarà “il diluvio”, trascinerà dietro la televisione, e quindi noi siamo destinati all’arca di Noè... Siamo ai luoghi comuni, come quello sul duopolio collusivo (Rai e Mediaset, ndr), ma cosa colludiamo noi? Ce ne sono altre che sono molto più forti di Mediaset e fatturano di più! C’è qualcosa di culturalmente e ideologicamente sbagliato. È il dagli all’untore».
Nel caso delle frequenze «regalate» è andata così per Confalonieri. «Nessuno ci ha mai regalato nulla. Le frequenze le abbiamo comprate 10 anni fa, quando è partita la legge del digitale, legge fatta dalla sinistra, investendo un miliardo. Ora con il beauty contest dovremo restituire un multiplex che abbiamo comprato, quindi non ci viene regalato niente». Insomma anche la questione del diritto d’autore, in Italia, sembra essere «inquinata da una distorta volontà politica che fa perdere il lume della ragione. Se si ragiona solo con il dagli all’untore non è possibile. Manca l’onestà».