E contro le false onlus arriva la riforma

Proposto un registro e un codice etico per tutelare chi lavora con serietà

Non basta più essere no profit per appartenere al terzo settore. E la riforma in corso di approvazione non ammette sconti. Bisognerà anche dimostrare, ad esempio, di non praticare prezzi troppo alti all'interno del proprio circolo, di non avere troppi dipendenti o stipendi sproporzionati rispetto alle reali attività di chi lavora per l'associazione. Oggi invece le maglie larghe dei controlli fanno in modo che un dipendente che magari presta servizio solo per un giorno alla settimana arrivi a guadagnare duemila euro al mese senza che nessuno dica nulla.

Di fatto si farà pulizia della miriade di realtà un po' ambigue all'interno del mondo dell'associazionismo. E si darà spazio a quelle che, sul serio, promuovono attività a scopo sociale. L'obbiettivo è potenziare quel mondo buono e assolutamente indispensabile al Paese che sul serio tutela le minoranze e interviene per fare assistenza, solidarietà e cultura.

«Anche il concetto di ricreazione deve essere di interesse sociale - spiega Stefano Tassinari, vicepresidente Acli e nel coordinamento nazionale del Forum del Terzo settore -. La legge ora è molto severa. Ci saranno più controlli sulle attività: da parte del ministero dell'Interno, dell'Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza. Un decreto della riforma prevede anche l'istituzione di un pool di revisori che coordineranno l'auto-certificazione delle società. La riforma è molto severa. L'unico rischio è penalizzare i piccoli e imbrigliarli in troppe regole». È quasi in dirittura d'arrivo un protocollo di qualità e autocontrollo per gli enti. «Le linee guida - spiega Maurizio Mumolo, direttore del Forum del Terzo settore - introdurranno elementi valoriali e di etica organizzativa che regoleranno l'adesione e la partecipazione alla vita associativa del Forum».

La riforma del terzo settore - ancora monca ma in via di completamento entro la fine dell'anno (con il lento insediamento del nuovo governo i tempi si sono ovviamente allungati) - mira a mettere ordine. Per la prima volta si definisce per legge cosa è terzo settore, uscendo dalle formula sociologiche e indicando chiaramente nella legge e nei decreti quali enti e soggetti lo compongono. Il nuovo codice riordina tutta la normativa riguardante gli enti e prevede che saranno iscritti a un Registro unico nazionale, monitorato e gestito dalle Regioni ma su un'unica piattaforma nazionale che fa capo al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La normativa mette a disposizione del terzo settore 190 milioni che saranno investiti in nuovi incentivi fiscali, nella nascita di un Fondo progetti innovativi o nello sviluppo del Social bonus. Altra novità: vengono raggruppati in un solo testo tutte le tipologie di enti del terzo settore (Ets): organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali (incluse le attuali cooperative sociali), enti filantropici, reti associative, società di mutuo soccorso.