E contro Renzi uno sciopero da ossessione ideologica

Matteo Renzi sta scalzando Silvio Berlusconi nel ruolo di ossessione numero uno della sinistra italiana. Il sindaco di Firenze prova ad applicare una legge di Pierluigi Bersani (quella che consentiva l'apertura dei negozi dei centri storici nei giorni festivi) e subito gli si rivolta contro la Cgil. Renzi, come appunto prevede la legge, si limita a dare facoltà, a chi volesse, di aprire bottega anche l’1 maggio. La Cgil lo blocca con una doppia manovra, locale e nazionale. In Toscana proclama uno sciopero dei dipendenti del commercio proprio per il giorno della festa del lavoro. Mentre il segretario generale Susanna Camusso lo bolla come «provocatore, in cerca di visibilità, che propone idee sbagliate». Insomma, ideologicamente e politicamente, lo stende, dopo che gli uffici toscani del sindacato lo avevano lavorato ai fianchi.
Un’ossessione ideologica a Firenze. E Cgil ancora una volta impegnata a bloccare. Fa malinconia un grande sindacato che ormai, dalla Fiat ai negozi del centro, sa dire solo «no». E ogni volta la malinconia è aumentata dall'argomentare causidico, capzioso, roba da scocciatori di condominio più che da protagonisti della dialettica economica e sociale. Dice Camusso: «L'idea sbagliata è che tenendo aperti i negozi si sostengano i consumi, mentre i consumi sono fermi perché i redditi sono bassi e c'è la crisi».
Ma no. Nessuno voleva far ripartire l'economia tenendo aperte un giorno in più botteghe e supermercati nei centri storici pieni di turisti. Era ed è solo una questione

di buon senso. E di libertà.

Se i lavoratori concordano

e i negozianti vogliono aprire (e turisti e pellegrini certamente ne gioveranno) ma perché si deve mettere

di mezzo la Cgil?
Redditi e consumi ripartono in altri modi,

lo sappiamo. Ad esempio favorendo gli investimenti industriali (anche con contratti di lavoro che diano prospettive chiare ai dipendenti e a chi fa impresa e che diano, invece, meno spazio all'intermediazione burocratica-sindacale).

A Pomigliano stanno ricominciando a lavorare

a tempo pieno dopo anni

di cassa integrazione. Così ripartono redditi e consumi. Per la cronaca, al referendum in fabbrica a Pomigliano

la Cgil era contraria.