E al «Corriere» si fanno i conti Geronzi sale, Intesa in difesa

da Milano

Cosa succederà al Corriere della Sera? La fusione, che sembra sempre più probabile, tra Capitalia e Unicredito, apre senza ombra di dubbio il problema dell’assetto futuro di Mediobanca, dove entrambe le banche detengono il 9%. Ma forse pone all’ordine del giorno anche la questione Rcs: nel patto dei grandi soci che controlla il 63,5% del gruppo editoriale di via Solferino siede anche Capitalia, con il 2%.
Ora: è vero che, tecnicamente, la fusione non cambia le carte in tavola. Quel 2% resta uguale. Cambia però il suo cappello, che diventa Unicredit, la banca che sotto la guida di Alessandro Profumo ha preso sempre più le distanze dalle partecipazioni di potere. Al punto che lo stesso Profumo, due anni fa, ha dato le dimissioni dal cda della Rcs Quotidiani, motivandole proprio con questioni di principio. Per questi motivi la fusione potrebbe non essere neutrale rispetto al Corrierone.
L’aria che si respira in via Solferino è però assai tranquilla. Come se gli attuali equilibri non fossero in discussione. In realtà, a ben guardare, l’impatto di UniCapitalia va misurato nell’evoluzione possibile dei rapporti tra i due banchieri antagonisti e protagonisti della scena nazionale: Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo e anche di Mittel (entrambe nel patto Rcs) e Cesare Geronzi, presidente di Capitalia. E l’impressione è che se l’asse dovesse mai spostarsi per effetto della fusione UniCapitalia, è più probabile che si sposti dalla parte di Geronzi. Sotto l’ala del nuovo gruppo, infatti, finirebbe sia Mediobanca (primo socio del patto con il 13,2%), sia Generali (che ha il 3,5%). Entrambe possibili future case per il presidente Geronzi. Non a caso i segnali di tensione, di fronte al crescere dell’operazione, sono stati molto più marcati dal «mondo» vicino a Intesa-Bazoli, che non da quello di Geronzi.