E il Corritore dalemiano spiazza l’Unione

L’ad della Swg fonda un circolo politico e si candida: «Troppa dipendenza da personalità note»

Una cosa è certa: Davide Corritore fa sul serio. Tanto che l’ex consulente di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi, animatore del Cantiere dell’Unione, si è messo in aspettativa per dedicarsi a tempo pieno alla politica. Così ha lasciato (almeno per un po’) l’incarico di amministratore delegato della Swg, società di sondaggi e ricerche di mercato, e ha fondato il circolo «Unione e Partecipazione». A giorni annuncerà la sua candidatura a sindaco, contando sulle primarie amministrative che saranno la prima battaglia. Il suo modello è Ivan Scalfarotto («raccoglie un sacco di consensi»), il riformista che sta sparigliando i giochi delle primarie nazionali e che è stato addirittura bandito dalla Festa dell’Unità.
Vuole le primarie perché la candidatura di Veronesi non la convince?
«Le primarie sono necessarie in ogni caso. Detto questo, la candidatura Veronesi è apparsa come calata dall’alto, espressione di una sola parte della coalizione. Basta guardare le reazioni all’interno dell’Unione per capire che nessuno era stato informato. Non è stata un’offerta concertata».
Che cosa si aspetta dal potenziale candidato Veronesi?
«Mi aspetto che partecipi agli incontri con gli altri candidati alle primarie e si confronti con loro sui temi concreti. Fare le primarie vuol dire chiedere a Veronesi che idee abbia sul futuro di Milano. Perché un elettore dovrebbe votarlo a scatola chiusa? Nel Cantiere si era detto: prima i programmi e poi i candidati. Invece siamo già con i candidati e non sappiamo niente dei programmi».
E se Veronesi fosse contrario?
«Se Veronesi non accetta le primarie non può essere un candidato dell’Unione. Non stiamo scegliendo un monarca ma un candidato sindaco. È una questione di partecipazione, di democrazia. Può sembrare strano che si metta in discussione un candidato forte, ma dietro si nasconde il vero problema e cioè che la candidatura Veronesi lascia aperti molti dubbi per un problema di metodo e di partecipazione democratica».
Vuole dire che nell’Unione c’è un difetto di democrazia?
«Dico che c’è una mancanza di democrazia partecipata in entrambi gli schieramenti. Per quel che riguarda l’Unione, che più direttamente mi interessa, mi chiedo perché non siano ancora state indette le primarie per il sindaco di Milano. Sono un passaggio fondamentale e io sono fortemente impegnato perché si tratti di primarie vere, non come quelle nazionali che sono primarie a metà, nate per dare sostegno a Prodi».
E perché secondo lei non sono ancora state decise le primarie per Palazzo Marino?
«Perché i vertici dei partiti hanno un meccanismo di dipendenza da personalità che non fanno parte del mondo politico. Invece è necessario puntare sulla classe dirigente locale e far tornare la politica a Milano. A Trieste non ci sono ancora i candidati a sindaco e sono già state fissate le primarie e lo stesso discorso vale per la Regione Sicilia. Perché no a Milano?».