E in corso Magenta sfila il Maestro arcaico e moderno

Luciana Baldrighi

Mario Sironi, l’indiscusso protagonista di «Novecento Italiano», il manifesto programmatico che ha inaugurato lo Studio d’Arte Tonelli con sede sia a Milano che a Brescia torna ancora una volta ad essere il protagonista della vita culturale meneghina grazie all’apertura di una mostra, fino al 28 novembre, in concomitanza a quella di Palazzo Reale. «Sironi primitivo e moderno. Opere 1910-1960» è il titolo della rassegna.
Sironi, considerato dai maggiori critici d’arte contemporaneamente arcaico e moderno, nacque nel 1885 a Sassari e morì a Milano, sua città d’adozione, nel 1960 e la diffidenza nei confronti del suo lavoro era ancora molto alta perché era considerato «il più grande pittore del fascismo».
Il valore di sintesi epica di Sironi lo possiamo comprendere osservando «Paesaggio con tempio» del 1930, «Uomo seduto» del 1929, «Composizione classica» del 1927 e «Paesaggio» del 1950, «Figure» del 1958, solo per citarne alcune. Giotto e Masaccio erano i suoi maestri.
Nel 1933 a Sironi fu conferito il diploma d’onore in occasione della V Esposizione Internazionale di Arti decorative alla Triennale dove ancora oggi sono conservate alcune sue opere.
Il mosaico sironiano del 1947 confrontato con quello picassiano di Guernica dell’Expo di Parigi del 1937 mantenne viva la polemica per alcuni anni sulla rivisitazione politica e sociale della guerra. Apparentemente ignoto e solitario, Sironi si costruì il suo spazio con grande intelligenza e onestà. I suoi lavori non si fermarono a quadri, ma spaziarono dagli affreschi fino alle vetrate e alla grafica per i giornali.
Noto per il suo sarcasmo e il suo spirito ironico, Mario Sironi divenne un bravo caricaturista al punto che Margherita Sarfatti lo scoprì già negli anni Dieci e lo volle con lei a lavorare come illustratore.
Nonostante nei suoi quadri traspaia angoscia e solitudine dell’uomo moderno che si trova a confrontarsi per la prima volta con l’inurbamento e l’industrializzazione (le sue periferie come osserva Fausto Lorenzi in un saggio del catalogo che accompagna la mostra) fu sempre in grado di affrontare la nuova malattia esistenziale attraverso personaggi possenti e scenari architettonici e rocciosi con luce illividita senza sottolineare troppo il «peso dell’inganno».
Tra le opere in mostra di Sironi, prevalentemente olii, prossimo ammirare anche artisti come Fontana, Guttuso, Scanavino, Pomodoro, Gentilini, Campigli, che occupano lo spazio superiore della Galleria di Corso Magenta angolo via Saffi.