E la crisi dei mutui americani torna a spaventare le Borse

Trichet ancora in campo con 7 miliardi di euro

da Milano

L’invito a «mantenere la calma», rivolto ai mercati dal numero uno della Bce, Jean-Claude Trichet, è caduto nel vuoto. In ripresa lunedì scorso, quando sembravano essere stati riassorbiti i timori legati alla crisi del settore del credito, le Borse sono tornate ieri a ripiegare più o meno vistosamente sotto l’effetto della cattive notizie provenienti soprattutto (ma non solo) dagli Stati Uniti. Conti trimestrali negativi (Home Depot), ridimensionamento degli obiettivi di bilancio (Wal-Mart) e i nuovi problemi che investono il mondo del risparmio gestito hanno finito per spostare le lancette degli indici in territorio negativo e per riproporre gli interrogativi sui rischi di una crisi sistemica, capace di investire l’economia globale.
Per gli investitori, osservava un operatore, «il capitolo subprime (i mutui ad alto rischio di insolvenza, ndr) non è ancora chiuso. Il rischio di un avvitamento c’è ancora. Domani (oggi per chi legge) sapremo di qualche società che ha annunciato nuove perdite legate alla vicenda». Dunque, né l’ennesima iniezione di liquidità disposta dalla Bce (7,7 miliardi di euro), né le parole di rassicurazione del suo presidente («Il mercato monetario sta tornando alla normalità») hanno evitato che una nuova ondata di vendite si scaricasse sui listini europei e in particolare sui titoli finanziari, i più bersagliati a causa dei maggiori rischi di esposizione al contagio dei mutui subprime. La peggiore delle piazze europee è stata così Parigi, giù dell’1,63%, dove hanno pesato in particolare le banche Société Générale (-4,59%), Bnp Paribas (-3,48%) e Crédit Agricole (-2,67%). Londra ha ceduto l’1,21% a causa di Barclays (-3,26%) e con il petrolifero Bhp, giù del 3,71%. Il calo minore è stato quello di Francoforte che ha limitato le perdite allo 0,66% grazie ad automobilistici e all’industria (Man +1,85% e Tyssen Group +2,22%), ma anche Milano (-0,64% il Mibtel) è riuscita a difendersi, nonostante la rarefazione degli scambi (4,6 miliardi di controvalore) non aiuti a decifrare il reale umore degli investitori.
Decisamente orientata al pessimismo sembra Wall Street, dove in chiusura il Dow Jones ha ceduto l’1,57% e il Nasdaq l’1,7%, per le preoccupazioni legate a una possibile ripercussione sui bilanci societari della crisi dei prestiti immobiliari. A differenza della Bce, ieri la Federal Reserve si è astenuta dall’effettuare nuovi interventi. Le future mosse sui tassi dell’istituto guidato da Bernanke continuano però a tenere banco. Le probabilità di un taglio a breve del costo del denaro si sono ulteriormente ridotte dopo che ieri è stato diffuso il dato sui prezzi alla produzione, saliti in luglio dello 0,6%. Ma gli analisti credono ancora nella possibilità di un allentamento delle redini monetarie entro la fine dell’anno.