E Cuccia smontò i meriti di Prodi

Il banchiere confidò: i bilanci dell’Iri salvati da un trucco

da Milano

«Romano Prodi si vanta di aver risanato l’Iri, ma in realtà ha imputato a riserva (cioè le ha accantonate per proteggere il capitale sociale, ndr) le perdite della siderurgia, perdendo come negli anni precedenti». Il severo giudizio sul presidente del Consiglio è dello storico presidente di Mediobanca, Enrico Cuccia, scomparso nel 2000. A rivelarlo è un’inchiesta del Sole 24Ore realizzata da Sandro Gerbi, che negli anni ’90 ebbe una serie di incontri con Cuccia, durante i quali raccolse diverse impressioni e giudizi sui personaggi della politica e della finanza di quegli anni.
Insomma, secondo Cuccia, quel risanamento del quale il premier va fiero si sarebbe realizzato solo grazie a un’alchimia contabile. Ma le stoccate di Cuccia, secondo il racconto del quotidiano di Confindustria, non si fermano qui. Anche il giudizio sul leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, sarebbe racchiuso in un epiteto «poco lusinghiero» che il Sole 24Ore non riporta: «Scegliere tra lui e Prodi è imbarazzante», avrebbe detto Cuccia. La pessima considerazione che aveva per la politica italiana è sintetizzabile nella frase: «È terribile il Paese che nomina primo ministro un Goria (a Palazzo Chigi dal 28 luglio 1987 al 13 aprile 1988, ndr) e licenza un Mattioli». Il riferimento è a Raffaele Mattioli, presidente della Banca commerciale italiana allontanato dai partiti di governo nel 1972 dopo aver risanato i conti dell’istituto milanese.
Nel racconto di Gerbi si colgono anche giudizi sull’attuale presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi, all’epoca consigliere della banca d’affari, definito da Cuccia un banchiere «molto capace» e su Indro Montanelli, fondatore del Giornale, definito «una gran penna, ma da prendere con le molle come storico».
Cuccia non avrebbe risparmiato critiche anche al pool di Mani pulite. Dopo il suicidio in carcere del presidente dell’Eni Gabriele Cagliari, scoperto il 20 luglio 1993, Cuccia avrebbe definito «pericolosa» una giustizia così poco attenta ai diritti umani.