E dài Giovannino... Batti i pugnetti e ti porto alle giostre

Egregio dott. Granzotto, ho visto e sentito - online - il discorso letto dal piccolo oratore (che squallore!) ed ho visto che in taluni punti batteva il pugnetto sul tavolo. E qui la mia perplessità, che spero mi sia dissipata. C’era qualcuno, non inquadrato dalle telecamere che dava segnale per battere i pugnetti, oppure sul foglio che aveva in mano, c’erano, nel punti topici, disegnati una serie di pugni (due - tre o più) ed in questi casi batteva il suo pugnetto tante volte come indicato sul foglio, proprio come un piccolo Bersani? Cordialmente.
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Del pupo democratico e dei pugnetti battuti sul leggio, a cadenzare i passi più significativi della sua «testimonianza», non finiremo mai di goderne, caro Cazzulani: i neo-savonarolisti di «Libertà & Giustizia per una Repubblica Etica e Temperante» (che tradotto significa far fuori Berlusconi con un golpe mediatico-giudiziario) non potevano farci regalo più bello. E pensare che rischiammo di perdercelo perché la mamma dell’infante pare abbia esitato (temendo certamente l’intervento di Telefono Azzurro) prima di dargli il consenso. Immagino la scena. Dopo aver fatto i compiti Giovannino Tarizzo si piazzò, mani sui fianchi, davanti alla signora Elisabetta: «Mamma, ho deciso. Assieme a zio Zagrebelsky e a nonno Oscar voglio anch’io dire la mia al Palasharp». «Ma cosa ti salta in mente, piccino, cosa ti prende?». Il fatto è, mammina, che ciò che sta accadendo al Paese mi sollecita a fare numerose domande (i corsivi sono realmente di bocca del piccino). «Ti sollecita? Ma parli come zio Pancho! E che domande vorrebbe fare un bambino come te?». «Tipo: perché il premier e il governo se ne fregano dell'Italia, perché il presidente del consiglio si fa i comodi suoi mentre l'Italia è piena di problemi?». «Devo ammettere che sei un ometto molto responsabile: consentire a Berlusconi di fare i propri comodi è contro i principi democratici. A stabilire l’uso del suo tempo deve essere, minimo, zio Ezio. Però, Giovannino, detto da te che ti balocchi ancora con l’Uomo Ragno...». «Smettila, mamma, qui c’è in gioco il futuro negato: non t’accorgi che i modelli dominanti che vengono proposti a noi giovani sono quelli dei consumi e dei soldi, la solita paghetta, le figurine, i videogiochi e gli zainetti Power Ranger? Quello che noi vogliamo è invece cultura, cultura e cultura. E verità. Ci indigna che ci siano tanti giovani meritevoli senza lavoro perché il governo non fa nulla per aiutarli». «Bé, sì, hai ragione, ma tu devi ancora finire la scuola...». «Non insistere, mammina. Come dice zia Concita, se non ora, quando? Se non ci pensiamo noi tredicenni a costruire il futuro, chi lo fa? Berlusconi? Quello pensa soltanto a fare festini ad Arcore mentre c’è gente povera e gente che come lui nuota nell’oro». «Oddio, non sarò certo io a contraddirti, Giovannino, ma tu cosa ne sai dei festini»? «Tutto. La maestra ci legge in classe i pezzi di D’Avanzo e di Maltese: so tutto sul bunga bunga e sulle palpazioni concupiscenti, io».
Ecco, deve essere andata così: sopraffatta dallo scilinguagnolo e dalla maturità sinceramente democratica della sua creatura, pischello sì, ma che parla come un vecchio, che parla come nonno Oscar, mamma Elisabetta deve essersi decisa: «E va bene, sali pure sul palco, Giovannino, e fallo nero quel porco del Berlusca». Ma può essere anche andata cosà: pensa che ti ripensa a come dare un tocco innovativo, «di svolta generazionale», alla sarabanda del Palasharp, la signora Elisabetta non trovò di meglio che chiamare a sé il pupo dicendogli: «Giovannino, bello di mammà, domani niente scuola. Poi ti faccio la giustificazione. La maestra capirà. Mi devi salire sul palco e leggere quello che ti abbiamo scritto su questo foglio. Ti ho messo anche le pause e quando devi battere una, due o tre volte i tuoi pugnetti santi. Proprio come fa zio Bersani. Poi, dopo, se sei stato bravo ti porto alle giostre».
Paolo Granzotto