E D'Alema fa chiudere il sexy shop sotto casa

Già chiuso il sexy shop, aperto a settembre. Ufficialmente perché era troppo vicino alle
scuole. Ma in molti sono convinti che a intervenire sia stato Baffino

Ha aperto i primi di settembre ed è stato già chiuso. Ufficialmente perché si trova troppo vicino ad alcune scuole. Ma in molti sono convinti che a intervenire sia stato Massimo D’Alema (nella foto), che abita a pochi metri dal numero 27 di via Avezzana, quartiere Prati di Roma, dove sorge «Sex is Now». Trattasi di un sex shop di ultimissima generazione: una serie di distributori automatici di gadget a luci rosse collocati in un piccolo locale, ai quali si ha accesso inserendo la tessera sanitaria. Un luogo freddo e impersonale, che però garantisce il massimo della privacy ai clienti. Che sembrano gradire questa formula, al punto che di «Sex is Now» ne sono già sorti altri cinque a Roma e, secondo i titolari della 4esse srl, la società che ha inventato il business, ne nasceranno a breve altri due. I sexy distributori sono stati accolti con tolleranza e indifferenza ovunque nella capitale tranne che in Prati: quartiere iperborghese impastato di perbenismo, e soprattutto pieno di residenti eccellenti. In quel pugno di vie oltre a D’Alema si segnalano il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, eterno emergente del Pd, e il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Solo che il tam tam della zona garantisce che sarebbe stato Baffino a perorare la causa dei residenti di via Avezzana, che hanno investito della questione un avvocato e hanno firmato una petizione. Del resto questo ostracismo nei confronti della «sex machine» sarebbe in linea con la recente nomina a viceconte pontificio dell’ex premier e con le sue sparate contro i matrimoni tra gay.