E dall’Ue via libera con riserva ma Padoa-Schioppa tira dritto

Il ministro: «Troppe imposte? Falso. Tra un anno i risultati. Non mi fido di agenzie di rating e sondaggi»

Fabrizio Ravoni

nostro inviato

a Lussemburgo

Tommaso Padoa-Schioppa è un ministro G-7. È chiamato a gestire il terzo debito pubblico del mondo (senza avere alle spalle la terza economia del mondo). Nonostante il ruolo e le condizioni in cui opera, il nostro ministro dell'Economia si disinteressa sia del giudizio delle agenzie di rating sul debito pubblico, sia delle scelte della Bce in materia di tassi. E lo dice a chiare lettere. Con altrettanta chiarezza sostiene che sbaglia chi si lamenta per l'eccessivo carico fiscale della manovra. E non fa differenza se a farlo è la Corte dei conti, i suoi colleghi dell'Ecofin, i comuni cittadini, i partiti della maggioranza.
In una conferenza stampa «ad ora presta», come la definisce, dà spazio alle sue certezze granitiche, per nulla scalfite da quel che gli succede intorno. E poco importa se «siamo già arrivati alla terza Finanziaria» dal 29 settembre a oggi; se da luglio l’ammontare è passato da 35 a 30 miliardi, da 30 a 33,4, da 33,4 a 34,7 miliardi; se in Europa gli chiedono se le maggiori entrate sono state contabilizzate in bilancio (il sospetto è che non sia stato fatto).
Alle critiche, ai «mal di pancia» dei contribuenti, Padoa-Schioppa replica: «Si tratta di turbolenze da day after. Quando si vara la nave della Finanziaria, si fanno sempre onde, ma noi non perdiamo la rotta».
Agenzie di rating e tassi. Gli viene chiesto: le agenzie hanno sospeso il giudizio in attesa della Finanziaria. Come crede si comporteranno una volta conosciuta la manovra? «Troppe volte ho visto le agenzie di rating essere le ultime a rendersi conto di quel che succede in un Paese, in un'azienda. Non credo che abbiano il rango per essere i giudici ultimi» di una manovra. E aggiunge: «Fra sei mesi, quando la Finanziaria sarà approvata e svilupperà i suoi effetti, se le agenzie di rating se ne accorgeranno, bene; altrimenti sarà un loro problema...».
Sulla politica dei tassi seguita dalla Bce, l’atteggiamento non cambia. «Non mi spoglio di colpo dei panni di banchiere centrale, indossati per 40 anni se condividessi una tesi presente nell’Eurogruppo di verificare i differenziali d’inflazione all’interno dell’Europa. In più - commenta - seguo con modesta emozione le scelte sui tassi operate dalla Bce». Per chi ha un mutuo a tasso variabile, l'emozione è maggiore.
I contribuenti. La Corte dei conti dice che la manovra è sbilanciata sul lato delle entrate, che la pressione fiscale salirà di un punto, che i sondaggi indicano un calo della popolarità del governo per l'operazione sull'Irpef. E il ministro? «Non è semplicemente vero che l'azione di risanamento sia concentrata sul lato delle entrate. Più della pancia bisogna usare la testa. I contribuenti se ne renderanno conto quando capiranno i benefici del cuneo fiscale. E ancora. Non sento più nessuno dire che la manovra deve essere diluita o il suo ammontare rinegoziato con la Commissione europea. Credo che tutti stiano usando la testa, più della pancia». Forse Padoa-Schioppa non legge i sondaggi. «Il successo delle misure sull'evasione fiscale - osserva - si giudica a posteriori, ci vediamo fra un anno per fare i conti». Eppure, quel gettito lo ha utilizzato per dare copertura alla manovra.
Finanziaria e Commissione. Il ministro rivela che i tecnici della Commissione sono a Roma per verificare i numeri della manovra. E fra dieci giorni arriverà anche Almunia. Nella conferenza stampa, che arriva al termine di un incontro bilaterale con il commissario Ue, confida di non essere lui il responsabile dell’apprezzamento sub judice di Almunia all'operazione del Tfr: «Non lo vedo o sento da oltre due settimane», dice. Il risultato, infatti, è tutto riconducibile alla solidarietà eurosocialista, che lega il commissario Ue a esponenti della maggioranza. Ed a qualche fuga in avanti del ministro come: metteremo le mani alla riforma delle pensioni entro il 31 marzo 2007.
Almunia, nella conferenza finale dell'Ecofin, ricorda che «il giudizio finale sulla manovra arriverà al termine del percorso parlamentare. Per queste ragioni, monitoreremo da vicino il dibattito sulla bozza di finanziaria. Solo se non verrà eccessivamente modificata, e al contrario, verrà rafforzata, il deficit italiano potrà scendere sotto il 3% nel 2007». Quindi è dubbioso sulla Finanziaria? «I dubbi li hanno soltanto gli intellettuali. Io sono un politico e non un intellettuale», risponde Almunia.
E se Almunia si appresta a monitorare il cammino della Finanziaria, Padoa-Schioppa lascia intuire un'altra sua granitica certezza: il governo presenterà un maxi emendamento (con dentro le eventuali modifiche chieste da Bruxelles) alla Finanziaria. E su esso chiedere il voto di fiducia. Con buona pace del «tavolo dei volonterosi».